Quando il Dollaro diventa arma: geopolitica, FMI e il caso di Francesca Albanese

 

Negli ultimi anni sempre più economisti e commentatori internazionali hanno segnato un cambio di prospettiva importante: il dollaro statunitense — fino a ieri simbolo incontrastato di stabilità globale — sta diventando un’arma geopolitica e, paradossalmente, una fonte di insicurezza per la stessa economia americana. Secondo l’ex rappresentante brasiliano presso il Fondo Monetario Internazionale, Paulo Nogueira Batista Jr., 


 «gli Usa sono il principale nemico del dollaro» proprio perché ne usano la posizione dominante per imporre sanzioni e pressioni politiche su paesi e istituzioni considerate ostili alla visione occidentale, indebolendo così la fiducia nell’economia legata al biglietto verde e nel ruolo del FMI come attore veramente multilaterale1.

L’arma economica delle sanzioni

Negli ultimi anni, soprattutto dopo l’invasione russa dell’Ucraina e la crescente tensione tra Stati Uniti e paesi considerati nemici, gli strumenti finanziari globali — in primis il dollaro e le istituzioni come il FMI — hanno iniziato ad assumere una dimensione decisamente politica. La capacità statunitense di congelare riserve sovrane, limitare l’accesso ai mercati e tagliare fuori individui e Stati dal sistema finanziario globale ha spinto molte nazioni a guardare con sospetto alla “supremazia” del dollaro e a cercare alternative di pagamento e riserva che non siano soggette al controllo americano2.

Questo fenomeno non è solamente teorico: si manifesta con conseguenze concrete per persone fisiche e organizzazioni che si trovano nel mirino politico di Washington. Il caso di Francesca Albanese è uno dei più significativi esempi recenti.


Il caso emblematico: Francesca Albanese e il blocco dei servizi bancari



Francesca Albanese è una giurista italiana nominata Relatrice Speciale dell’ONU per i diritti umani nei territori palestinesi occupati. Con il suo lavoro — e in particolare con un rapporto che denunciava le complicità economiche nel sostegno all’occupazione israeliana e alla sofferenza nel Gaza — Albanese ha attirato l’ira dell’amministrazione statunitense, che ha deciso di iscriverla alla lista delle sanzioni dell’Ufficio per il Controllo dei Beni Esteri (OFAC) del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti3.

Queste sanzioni hanno avuto effetti drammatici, concreti e personali:

  • Blocco dei servizi bancari: Albanese non può aprire un nuovo conto bancario, non può accedere a servizi di pagamento internazionali, e ha visto chiudere il suo conto negli Stati Uniti proprio a causa delle sanzioni3.

  • Impatto globale: Anche in Italia, banche come Banca Etica hanno dovuto rifiutarsi di aprire un conto per lei, perché le norme antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo impongono severi controlli che, in presenza di una persona sanzionata, espongono gli istituti a rischi legali e finanziari significativi3.

  • Limitazioni nei servizi quotidiani: Albanese ha dichiarato che non può usare carte di credito, ottenere rimborsi da assicurazioni mediche, né ricevere pagamenti o essere pagata per il suo lavoro internazionale4.

  • Isolamento professionale: Le sanzioni hanno portato alla cancellazione di molte collaborazioni istituzionali e alla difficoltà per partner e organizzazioni di cooperare con lei per timore di subire essi stessi contromisure5.

Come ha spiegato la stessa Albanese, queste misure sono talmente estreme da impedire l’accesso a servizi bancari di base in qualsiasi paese — non solo negli Stati Uniti — perché le banche in tutto il mondo devono rispettare le stesse regole internazionali antiriciclaggio e di compliance che derivano da Washington3.


Cosa ci dice questo caso sull’ordine finanziario globale?

Il caso Albanese non è isolato, ma emblematico di una dinamica più ampia:

  • Le sanzioni finanziarie sono diventate un’estensione della politica estera: strumenti un tempo riservati a casi estremi (terrorismo, narcotraffico) sono ora usati per modulare il comportamento politico di individui e organizzazioni.

  • La dipendenza dal sistema bancario dominato dal dollaro crea vulnerabilità: chiunque venga inserito nelle liste di sanzioni americane vede la propria vita economica praticamente paralizzata, anche al di fuori degli Stati Uniti.

  • Il ruolo degli organismi multilaterali è messo in discussione: quando istituzioni come il FMI vengono percepite come strumenti di pressione politica piuttosto che come arbitri neutrali di stabilità finanziaria, cresce la sfiducia globale e la ricerca di alternative.


Conclusione: verso un sistema più multipolare?

L’evoluzione del ruolo del dollaro e delle istituzioni finanziarie internazionali — messa in luce sia dall’analisi critica di figure come Batista Jr. sia da casi concreti come quello di Francesca Albanese — suggerisce che sanzioni e coercizione economica non siano solo strumenti occasionali, ma sempre più parte integrante della geopolitica contemporanea. Questo modello pone grandi domande sul futuro dell’ordine finanziario globale, sulla libertà di azione di funzionari internazionali e sulla capacità di condurre attività indipendenti quando il potere di una singola nazione può colpire conti correnti, transazioni e accesso ai servizi più fondamentali.

In un mondo che cambia, il dibattito su come bilanciare governo politico, sovranità economica e cooperazione internazionale è più vivo e urgente che mai.


Fonti:



  1. RT News – “US is the main enemy of the dollar, says former IMF representative” – https://www.rt.com/news/630943-us-main-enemy-dollar-imf/

  2. Global Times – “US dollar weaponization threatens global finance” – https://www.globaltimes.cn/page/202308/1296903.shtml

  3. Italia Che Cambia – “Francesca Albanese e il blocco dei servizi bancari” – https://www.italiachecambia.org/news/francesca-albanese-servizi-bancari/ 2 3 4

  4. Ynet News – “UN official Francesca Albanese affected by US sanctions” – https://www.ynetnews.com/article/rjwbji7z11l

  5. Counter Currents – “Francesca Albanese and the lonely road of defiance” – https://countercurrents.org/2025/12/francesca-albanese-and-the-lonely-road-of-defiance/

Commenti

Post popolari in questo blog

Stasi è colpevole, si o no? Cosa ha stabilito la Cassazione

Perché l'"ebraismo mondiale" non ama Israele

Perché i bambini svedesi stanno diventando sempre più gangster