Fine vita, la Consulta frena: perché chi accompagna un malato in Svizzera rischia ancora il carcere
Con la sentenza n. 152/2026 , la Corte Costituzionale ha confermato che il requisito dei «trattamenti di sostegno vitale» resta insuperabile. Per i tre accompagnatori di Bologna si riapre lo scenario del rinvio a giudizio per aiuto al suicidio. Nessuna estensione della non punibilità per chi aiuta un malato a morire all'estero se il paziente non dipende da macchinari o presidi salvavita. Con la sentenza n. 152/2026 (depositata a seguito dell'udienza dell'8 giugno e resa nota il 24 luglio 2026), la Corte Costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità sollevate dal GIP del Tribunale di Bologna. La decisione produce un effetto giuridico immediato: i tre indagati che avevano accompagnato una donna affetta da una patologia neurodegenerativa in una clinica svizzera non potranno beneficiare dell'archiviazione e restano perseguibili penalmente ai sensi dell'art. 580 del Codice Penale. Il nodo del contendere: il requisito del sostegno vitale La vicend...