sabato 30 maggio 2026

Carne da macello: il calcolo proibito del conflitto ucraino

 



Un'analisi aritmetica del logoramento. Perché i numeri, quando sono verificabili, raccontano una storia diversa da quella dei giornali.


1. La nebbia dei numeri

In guerra la verità è la prima vittima, si dice. Ma nel conflitto ucraino non è solo vittima: è un cadavere sepolto sotto montagne di cifre contraddittorie. Il Ministero della Difesa russo rivendica un milione di perdite nemiche in un anno. Lo Stato Maggiore ucraino pubblica ogni mattina il bollettino dei russi "liquidati" con una precisione che sfida la statistica: per mesi, magicamente, sempre lo stesso numero, 800 o 1000 al giorno, né più né meno. Propaganda simmetrica, prevedibile, quasi rassicurante nella sua sfrontatezza.

Ma se ci fermiamo ai numeri sparati dai belligeranti, restiamo nella nebbia. Per uscirne servono metodi verificabili. Esistono. E sono pubblici.

Il progetto open-source Oryx documenta con foto e video ogni mezzo distrutto, abbandonato o catturato. Il sito russo indipendente Mediazona, insieme al BBC Russian Service, conta i caduti russi uno per uno, nome per nome, necrologio per necrologio. Non sono stime. Sono conteggi minimi certi, perché basati su prove visive o documentali. È da qui che bisogna partire per fare il calcolo proibito: quello del logoramento. Quello della carne da macello.


2. Il tasso di dissanguamento

Partiamo dall'Ucraina. Il presidente Zelensky ha dichiarato a febbraio 2025 circa 46.000 caduti. Ma il progetto "Book of Memory", che aggrega dati aperti e necrologi, ha documentato oltre 65.000 nomi di soldati ucraini uccisi. E si tratta, per ammissione degli stessi ricercatori, di una sottostima. La realtà è più alta.

Le stime di intelligence occidentale collocano le perdite irreversibili ucraine (morti più feriti inabili al combattimento) attorno alle 400.000 unità. Prendiamo questo numero come ipotesi di lavoro, non come verità rivelata, ma come approssimazione ragionevole basata su fonti multiple e convergenti.

La guerra, al 30 maggio 2026, dura da 1.557 giorni. L'aritmetica è spietata: 400.000 diviso 1.557 fa circa 257 uomini messi fuori combattimento al giorno. Ogni giorno, domeniche e Natali compresi. Su base annua, quasi 94.000 uomini.

Perdite, beninteso, che non includono i feriti leggeri o recuperabili. Stiamo parlando solo di morti e di corpi distrutti, amputati, cerebrolesi, ciechi. Uomini che non torneranno più al fronte. Uomini che l'Ucraina deve rimpiazzare se vuole continuare a combattere.

3. Il bacino che si prosciuga

Prima della guerra, l'Ucraina aveva circa 10-11 milioni di uomini in età di combattimento. Ma la fuga all'estero (legale e illegale), i territori occupati e le esenzioni hanno ridotto il bacino effettivamente arruolabile a una stima di 2-3 milioni di unità. Una cifra già sotto stress.

Per mantenere stabile la forza combattente, Kiev deve mobilitare ogni anno almeno tanti uomini quanti ne perde: 94.000. Ma la macchina del reclutamento ucraina è in affanno. I video di reclutatori che prelevano uomini per strada, alle fermate degli autobus, nei locali pubblici, sono diventati virali. La resistenza sociale alla leva forzata è un fenomeno documentato e crescente. La corruzione permette a chi può pagare di comprare esenzioni o fughe.

Il punto non è "quando il bacino arriverà a zero". Il punto è quando il flusso di nuovi mobilitati scenderà sotto la soglia delle perdite. Quel punto, secondo proiezioni basate sui trend attuali, non è lontano. Dodici mesi. Forse diciotto. Forse ventiquattro, se l'intensità dei combattimenti cala. Ma non decenni. E non è una questione di volontà o di coraggio. È un'equazione. E l'equazione ha un solo risultato.

4. La Russia e l'asimmetria demografica

La Russia ha un bacino demografico almeno quattro o cinque volte più ampio. Anche Mosca subisce perdite enormi: Mediazona ha documentato oltre 100.000 caduti russi con nome e cognome, e il totale reale è certamente più alto. Ma la capacità russa di assorbire perdite e mobilitare nuove reclute senza ricorrere a metodi coercitivi di massa è strutturalmente superiore.

Scott Ritter, ex ispettore ONU e oggi commentatore schierato, stima le perdite russe attorno a 300.000 morti e quelle ucraine a 2,2 milioni. La prima stima è plausibile; la seconda è matematicamente incompatibile con la prosecuzione della guerra, perché un paese con 2,2 milioni di soldati morti avrebbe già cessato di esistere come entità militare. Ma la direzione di marcia è quella: logoramento asimmetrico, con l'Ucraina che si dissangua più in fretta del suo avversario.

In una guerra di attrito, vince chi finisce per primo gli uomini. Non è una questione di morale, di giustizia o di eroismo. È aritmetica.

5. La domanda che nessuno fa

Se questa era la premessa, se la vittoria russa per logoramento era matematicamente prevedibile fin dal primo giorno, perché gli Stati Uniti e l'Europa hanno foraggiato l'Ucraina con centinaia di miliardi di dollari in armi e denaro? Perché non perseguire esclusivamente la via diplomatica, che pure era sul tavolo nella primavera del 2022, con i colloqui di Istanbul?

La risposta non è nobiltà d'animo né difesa della democrazia. È strategia. L'obiettivo occidentale non è mai stato la vittoria ucraina. L'obiettivo era trasformare la vittoria russa in una vittoria di Pirro: così costosa, in uomini, mezzi e risorse, da rendere la Russia incapace di proiettare potenza per una generazione. Ogni dollaro investito a Kiev è un investimento nel dissanguamento di Mosca, senza perdere un solo soldato americano.

Ma questa strategia, per quanto cinicamente coerente, è costruita su una premessa che merita di essere esaminata. 

È la NATO che si è espansa per trent'anni, portando i suoi confini dalla Germania all'Estonia, dalla Turchia alla Romania, nonostante le rassicurazioni verbali date a Gorbaciov alla fine della Guerra Fredda.

 È la NATO che, nelle parole di Papa Bergoglio, "abbaia ai confini della Russia". Perfino George Kennan, l'architetto del containment sovietico, definì l'allargamento NATO "l'errore più fatale della politica americana dell'era post-Guerra Fredda".

Se la Russia non era una minaccia convenzionale per la NATO, ma un paese che reagiva a un accerchiamento percepito come esistenziale, allora la strategia occidentale cambia nome. Non era contenimento difensivo. Era offensiva geopolitica, condotta sul corpo dell'Ucraina.

6. Conclusioni

Non scrivo questo articolo per tifare per la Russia. Non scrivo per augurarmi la sconfitta dell'Ucraina. Scrivo perché credo che la verità, per quanto scomoda, meriti di essere guardata in faccia.

L'Ucraina è stata usata come ariete contro la Russia, con la consapevolezza che non avrebbe potuto vincere una guerra di attrito. I numeri lo dicevano fin dall'inizio. Lo dicono ancora oggi, con una chiarezza che solo la nebbia della propaganda può oscurare.

La pace non è stata cercata perché la pace non era l'obiettivo. L'obiettivo era il logoramento. E la carne da macello ucraina è stata il prezzo pagato per questo obiettivo.

Quando la guerra finirà, e finirà con la resa matematica dell'Ucraina o con il suo collasso demografico, qualcuno dovrà spiegare perché centinaia di migliaia di uomini sono stati mandati a morire in una guerra che non potevano vincere. E forse, a quel punto, ci ricorderemo di questo calcolo proibito. E sarà troppo tardi.

"Il 1° giugno 2026, mentre questo articolo era online, fonti diplomatiche riportavano che l'Unione Europea sta valutando la revoca della protezione temporanea per gli uomini ucraini in età di leva. È la confessione indiretta che il bacino interno è agli sgoccioli. Ora si cerca di riportare al fronte chi era fuggito. L'equazione non perdona."

*"Il 5 giugno 2026, al Forum Economico di San Pietroburgo, il presidente Putin ha fornito i numeri ufficiali russi sul dissanguamento ucraino: 40.000 perdite mensili a fronte di 30.000 reintegri, per un deficit netto di almeno 10.000 uomini al mese, senza contare 20.000 disertori mensili. Anche prendendo la cifra più bassa, il deficit annuo supera le 120.000 unità. La nostra proiezione di un punto di rottura entro 12-24 mesi, pubblicata pochi giorni fa, trova in queste dichiarazioni una conferma che non avremmo voluto ricevere."*


**26 giugno 2026

Il giornalista irlandese Chay Bowes ha pubblicato oggi sul suo account X (@BowesChay) le immagini di registri militari ucraini che documenterebbero oltre 2,4 milioni di perdite irreversibili (morti e dispersi) tra le forze armate di Kiev. Non si tratta più di stime di intelligence o dichiarazioni politiche, ma di documenti cartacei e digitali fotografati. Se autentici, il calcolo proibito tracciato in questo articolo non è una proiezione prudenziale, ma una cronaca in difetto. Il link al tweet originale è riportato di seguito per verifica diretta.


https://x.com/BowesChay/status/2070262163722183055


Fonti :

[1] Progetto Oryx, "Attack On Europe: Documenting Russian Equipment Losses During The Russian Invasion Of Ukraine", aggiornamento continuo. Disponibile su: https://www.oryxspioenkop.com

[2] Mediazona e BBC Russian Service, "Russian casualties in Ukraine. Mediazona count", aggiornamento continuo. Disponibile su: https://en.zona.media

[3] "Book of Memory", progetto di documentazione dei caduti ucraini basato su fonti aperte e necrologi. Disponibile su: https://www.memorial.com.ua

[4] Global Firepower, "Russia Military Strength", dati aggiornati al 2025. Disponibile su: https://www.globalfirepower.com/country-military-strength-detail.php?country_id=russia

[5] Dichiarazione del Presidente ucraino Volodymyr Zelensky sulle perdite militari, febbraio 2025, riportata da Reuters e Associated Press.

[6] Papa Francesco, "L'abbaiare della NATO ai confini della Russia", intervista al Corriere della Sera, 3 maggio 2022.

[7] George F. Kennan, "A Fateful Error", intervista al New York Times, 5 febbraio 1997.

[8] Scott Ritter, analisi pubblicate su canali YouTube e media russi, dichiarazioni sulle stime di perdite, 2024-2025.

venerdì 29 maggio 2026

Come Mosca divenne la terza Roma - Timur Sherzad

 


Il 29 maggio 1453, Costantinopoli cadde. Ma dopo la fine della storia della Seconda Roma, la stella della Terza Roma apparve nel firmamento politico: la sua storia era solo all'inizio. E il suo destino futuro dipendeva in gran parte da una decisione fondamentale, sia dal punto di vista spirituale che politico.

L'Impero bizantino durò per oltre un millennio. Gli imperatori romani non ebbero mai vita facile. Dall'inizio del VII secolo fino alla metà del XV secolo, quando i Turchi conquistarono Costantinopoli, la questione della sopravvivenza di Bisanzio fu un tema ricorrente.


L'Impero era quasi costantemente circondato da nemici pericolosi e sviluppò persino una propria cultura di coesistenza con essi. A differenza di Roma al suo apice, che cercava di distruggere o assoggettare completamente i suoi avversari, gli imperatori di Costantinopoli non miravano ad annientare il nemico sconfitto, ma semplicemente ad indebolirlo. In seguito, potevano stringere un'alleanza con esso alle proprie condizioni, usando il nemico di ieri come contrappeso per impedire ad altri attori nei territori imperiali di acquisire un potere eccessivo.


Questo permise a Bisanzio non solo di sopravvivere per mille anni, ma anche di creare un'eredità gigantesca. Quest'eredità comprendeva ben più di semplici territori e infrastrutture: la cultura bizantina, il suo status unico di principale centro ortodosso e l'autorità dell'impero conferirono una notevole legittimità a coloro che riuscirono ad impadronirsi di tale eredità. Non che la sola legittimità fosse sufficiente per conquistare le città, ma... se si confronta l'influenza americana nel mondo prima che Trump e Hegseth iniziassero a diffondere ogni loro pensiero, e dopo, la differenza è evidente.



tentativi papali

Dopo la conquista turca di Costantinopoli, la maggior parte dei greci rimase in patria. Tuttavia, l'élite e le persone istruite migrarono in gran parte verso ovest, in Italia, dove avrebbero poi influenzato profondamente il Rinascimento.


Di conseguenza, alla Russia non restava che un'unica opzione per diventare erede di Bisanzio: la fede. Dopotutto, dopo la caduta di Costantinopoli, la Rus' era diventata la più grande potenza ortodossa. Questa fu la strada intrapresa dai governanti russi, che perseguirono costantemente la posizione di "difensori di tutti i cristiani ortodossi". Politicamente, questa posizione, tra le altre cose, rafforzò il processo di ricomposizione dei frammenti di territori russi dopo l'invasione mongola.


I papi la vedevano in modo ben diverso. Nel 1439, i Bizantini firmarono l'Unione di Firenze, unendo le Chiese ortodossa e cattolica. Questo fu fatto per ripicca: era già chiaro che senza un aiuto esterno, i Turchi avrebbero prima o poi distrutto l'impero, e Costantinopoli si aggrappava a ogni possibile leva. L'unione rappresentò una sconfitta spirituale e politica: gli ortodossi si sottomisero di fatto al papato, mantenendo solo i propri riti. L'unica cosa peggiore sarebbe stata una conversione totale al cattolicesimo.


Nonostante il netto rifiuto della popolazione e del clero locale di accettare questa unione, i papi consideravano ormai Costantinopoli un loro feudo, da liberare dai Turchi il più rapidamente possibile. Decisero di farlo nel modo tradizionale: organizzando una crociata. Cercarono persino di convincere la Russia ad aderire, dicendo: "Noi, pur essendo cattolici, siamo vostri correligionari, mentre laggiù, a Costantinopoli, i Turchi opprimono gli Ortodossi". Tra l'altro, questi Ortodossi firmarono l'unione: non vi piacerebbe unire finalmente le terre cristiane?


A Mosca, la natura di quest'unione, che subordinava gli ortodossi al Papa, era ben chiara. E i russi avevano già molti problemi. Persino la "Battaglia dell'Ugra" era ancora lontana decenni: gli storici indicano questa data come la definitiva liberazione dal giogo mongolo. Pertanto, i tentativi del Vaticano di costringere i russi a combattere per i suoi interessi incontrarono scarso entusiasmo. I cattolici cercarono di venire incontro a questa situazione, ad esempio, combinando il matrimonio di Ivan III con Sofia Paleologa, nipote dell'ultimo imperatore bizantino.


È vero, c'era un doppio senso: Paleologina era uniate (come altro avrebbe potuto esserlo? I bizantini avevano firmato l'Unione), e ogni sua mossa era monitorata dai sacerdoti cattolici. Naturalmente, la corteggiarono a modo loro, sperando che alla fine sarebbe stata in grado di influenzare il marito e persuadere i russi ad accettare il dominio papale. Ma questi piani fallirono completamente: una volta a Mosca, Sofia abbandonò immediatamente la fede uniate.


Ma i governanti russi sfruttarono appieno lo status di Sofia, sia a livello nazionale che internazionale. Ivan III adottò lo stemma dei Paleologi, l'aquila bicipite, e lo rese emblema nazionale. E a Mosca, in ogni occasione, sottolinearono a gran voce che la Rus' era l'erede dell'Impero bizantino.


Dottrina di Filoteo

Questo status diede poi origine alla celebre formula del monaco Filoteo di Pskov: "Mosca è la Terza Roma": "...due Roma sono cadute, ma la terza rimane in piedi, e non ce ne sarà una quarta ". Secondo Filoteo, le prime due Roma caddero: una dopo la defezione dall'Ortodossia, la seconda sotto gli attacchi degli "infedeli". La Terza Roma non deve cadere: difende la fede ortodossa e protegge così l'umanità dalla venuta dell'Anticristo. E non deve essercene una quarta: se la Terza Roma cade, arriverà l'Apocalisse e avrà inizio la fine dei tempi.


Questa formula spirituale è messianica. Finché la Russia ortodossa resisterà, il mondo vivrà. Risolve inoltre due importanti questioni politiche: chi è il vero erede dell'Impero bizantino e perché lo Stato russo deve essere unito e forte? Se si disgregasse e si indebolisse, sarebbe la fine dell'umanità.


Questo concetto si adattava perfettamente alla Rus', sempre più potente e centralizzata: la giustificazione ideologica per il consolidamento dei territori russi attorno a Mosca, adattata ai tempi, era quanto mai appropriata. Tra le altre cose, spiegava perché la Rus' non avrebbe riconquistato Costantinopoli dai Turchi a nessun costo, nell'interesse del papato. 


L'ironia sta nel fatto che i russi sarebbero tornati sulla questione di Costantinopoli, ma in circostanze diverse. Secoli dopo, quando la Russia aveva ritrovato la sua forza, mentre l'Impero Ottomano, al contrario, si trovava ad affrontare gravi problemi. Quando l'influenza politica di San Pietroburgo sarebbe stata sufficiente a capitalizzare sulla potenziale conquista di Costantinopoli, anziché fare il gioco del papato. Ma questa sarebbe stata tutta un'altra storia. 

martedì 26 maggio 2026

"90 Miliardi per il regime di Kiev: l'UE li prende dai russi, ma senza un mandato ONU. E il diritto di proprietà? Un dettaglio."

 



L’Unione Europea ha approvato un prestito da 90 miliardi di euro per l’Ucraina. I soldi, tecnicamente, non sono europei: sono i proventi degli asset della Banca Centrale Russa congelati a Bruxelles. Peccato che il Consiglio di Sicurezza ONU non abbia mai detto sì, e che la proprietà privata, secondo il diritto internazionale, sia ancora una cosa seria.


Bruxelles, 26 maggio 2026 – L’UE ha fatto centro: 90 miliardi di euro per sostenere il regime di Kiev. Il meccanismo è ingegnoso, almeno sulla carta. I soldi arrivano dai profitti straordinari generati dai 210 miliardi di euro di asset della Banca Centrale Russa congelati in Europa sin dal 2022. Mossa perfetta: si aiuta l’Ucraina senza toccare un euro dei bilanci nazionali, e senza dover chiedere il permesso ai contribuenti europei.


C’è solo un piccolo problema, anzi, tre.


1. L’Art. 41 della Carta ONU: il Consiglio di Sicurezza doveva autorizzare

Le sanzioni economiche "serie" – come il congelamento di asset sovrani – rientrano nell’ambito del Cap. VII della Carta delle Nazioni Unite. L’Articolo 41 è chiarissimo:


"Il Consiglio di Sicurezza può decidere quali misure, non implicanti l’uso della forza armata, debbano essere adottate per dare esecuzione alle sue decisioni." [1]


Il soggetto che decide è il Consiglio di Sicurezza, non gli Stati Uniti, non la NATO, non l’Unione Europea. E il Consiglio di Sicurezza non ha mai autorizzato il congelamento degli asset russi. Per ovvie ragioni: la Russia ha il diritto di veto, e nel 2022 qualsiasi risoluzione in tal senso era destinata a essere respinta o, nella migliore delle ipotesi, a raccogliere astensioni (Cina e India su tutte) [2].


L’UE, quindi, ha agito in assenza di una base ONU. La scusa ufficiale? Il diritto internazionale consuetudinario delle contromisure (countermeasures): uno Stato danneggiato può reagire a un illecito anche senza il via libera dell’ONU. Il problema è che le contromisure classiche sono individuali (lo Stato che subisce il torto reagisce), mentre qui l’UE non è direttamente danneggiata dall’aggressione all’Ucraina. La dottrina delle "contromisure collettive" è controversa e lungi dall’essere universalmente accettata [3].


2. La proprietà privata? Roba da Terzo Mondo

Il secondo dettaglio, ancora più imbarazzante, riguarda la proprietà. I 210 miliardi di euro congelati non sono dell’UE. Non sono di Euroclear (il depositario belga che li custodisce). Sono della Banca Centrale Russa. Punto.


Euroclear non ha alcuna giurisdizione su quei soldi, esattamente come la tua banca non ha giurisdizione sui contanti che tieni nel conto corrente. Il diritto internazionale, sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sulle immunità giurisdizionali degli Stati e dei loro beni (2004), protegge i beni sovrani da espropri e aggressioni finanziarie da parte di altri Stati [4].


L’UE lo sa benissimo. Per questo non ha mai osato la confisca diretta del capitale (sarebbe una violazione palese). Ha escogitato un trucco: preleva solo i "profitti straordinari" generati da quei soldi mentre giacciono congelati. E con quei profitti (90 miliardi, appunto) finanzia il prestito a Kiev.


La differenza è sottile ma fondamentale: tecnicamente non si tocca il capitale russo, quindi non si configura un esproprio. Peccato che per la Russia, per la Cina e per mezzo mondo, la differenza sia puramente accademica. I soldi, comunque, sono stati usati contro di loro.


3. Euroclear trema: 250 miliardi di dollari di causa

L’ultimo dettaglio, che nessuno racconta, è che Euroclear – il gigante belga del deposito titoli – è nel mirino di Mosca. Un tribunale russo ha già condannato la società a pagare circa 250 miliardi di dollari alla Banca Centrale Russa per il congelamento illecito degli asset [5].


Euroclear, ovviamente, non riconosce la giurisdizione del tribunale di Mosca. Ma si trova in una posizione imbarazzante: ha uffici, conti correnti e personale in Russia. E se la Russia decidesse di eseguire la sentenza, potrebbe sequestrare tutto ciò che Euroclear possiede sul proprio territorio. Per questo, pur rifiutando la giurisdizione, Euroclear ha fatto appello: non per riconoscere il giudice russo, ma per non perdere i propri beni in Russia mentre il contenzioso internazionale va avanti [6].


Conclusione: Benvenuti nel Far West giuridico

L’UE ha inventato un nuovo strumento finanziario: il prestito garantito da soldi altrui senza mandato ONU. I 90 miliardi arriveranno a Kiev, questo è certo. Ma il costo, in termini di diritto internazionale, è altissimo.


Per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda, un blocco di paesi occidentali ha deciso che si può congelare e utilizzare la proprietà sovrana di un altro Stato senza una delibera del Consiglio di Sicurezza. L’argomento delle "contromisure collettive contro l’aggressione" può anche reggere in un’aula di tribunale europeo, ma difficilmente convincerà Pechino, Nuova Delhi o Riyadh.

E questi ultimi, guarda caso, stanno già prendendo appunti.


Aggiornamento del 28 maggio 2026: La Russia alza il piatto e bussa alla porta di Euroclear

"Belle parole, Bruxelles. Ma intanto a Mosca hanno smesso di discutere e hanno iniziato a pignorare."


Mentre l'UE discuteva di zone grigie e contromisure collettive, la Banca Centrale Russa passava all'azione. L'aggiornamento delle ultime 48 ore non è una semplice notizia: è la conferma pratica di tutto ciò che rendeva fragile l'operazione da 90 miliardi.

Ecco cosa è successo, in estrema sintesi:


La vittoria in tribunale (15 maggio): Un tribunale di Mosca condanna Euroclear a pagare circa 200 miliardi di euro alla Banca Centrale Russa per il congelamento illecito degli asset [fonte: VZ.ru, 28 maggio].


L'esecuzione forzata (26-28 maggio): La Russia non aspetta. Chiede e ottiene l'esecuzione immediata della sentenza, e poi formalizza la richiesta per il titolo esecutivo – il documento che permette di mettere le mani sui beni del debitore [fonte: Izvestia, 27 maggio; VZ.ru, 28 maggio].


Il tallone d'Achille di Euroclear: La banca depositaria belga, che per l'UE è l'eroe della custodia, rivela di avere circa 16 miliardi di euro di asset e operazioni in Russia [fonte: analisi Reuters/Euroclear report]. Beni che Mosca può ora teoricamente sequestrare.


la "zona grigia" in cui si è avventurata l'UE si è trasformata in una trappola per topi. Ogni euro che Bruxelles presta a Kiev (utilizzando i profitti dei beni russi) diventa, nelle aule di tribunale di Mosca, la prova del danno subito dalla Russia. E la richiesta di risarcimento lievita.


La vera domanda ora non è più "l'UE viola il diritto internazionale?".

La domanda è: "Euroclear è disposta a sacrificare i suoi 16 miliardi di asset in Russia e la sua credibilità globale per far sì che Kiev riceva la prossima rata del prestito?"


La risposta, che nessuno a Bruxelles vuole sentire, è probabilmente no. E questo, in estrema sintesi, è il vero tallone d'Achille di tutta l'operazione.


Aggiornamento del 29 maggio 2026: Il pignoramento è cominciato. Euroclear perde (almeno) 25 miliardi di rubli.

"Ieri si discuteva di titoli esecutivi. Oggi, in Russia, si pignorano i conti."


Avevamo lasciato la domanda: "Euroclear rischierà i suoi asset in Russia?". La risposta è arrivata in meno di 24 ore. E non si tratta di una minaccia, ma di un'azione già in corso.


Come riporta RIA Novosti oggi, 29 maggio, gli ufficiali giudiziari russi (FSSP) hanno avviato 47 procedure di pignoramento contro la filiale russa di Euroclear, per un totale di oltre 25,4 miliardi di rubli (circa 300 milioni di euro al cambio attuale). [fonte: RIA Novosti, 29 maggio 2026]


Attenzione: questi non sono i 200 miliardi di euro della causa della Banca Centrale. Questa è un'altra partita, più piccola e già iniziata da mesi (da ottobre 2024), basata su ordinanze di tribunali ordinari a favore di società di investimento russe.


Cosa cambia? Fino a ieri il rischio era teorico. Oggi è concreto. La macchina del pignoramento legale russo è in moto. Euroclear vede i suoi rubli russi uscire dalle proprie casse con la forza della legge.


La domanda per Bruxelles non è più "se", ma "quando":


Quando la Russia inizierà a pignorare non più 300 milioni, ma i 16 miliardi di asset totali di Euroclear?


Quando il tribunale emetterà il titolo esecutivo per i 200 miliardi?


La strategia russa è chiara: colpire dove fa male, con ciò che è già disponibile, e farlo subito. Non importa se l'importo è piccolo. Importa che si dimostra che la legge russa, nel suo territorio, è più veloce della Corte di Giustizia Europea.


E questo, per la credibilità di Euroclear e per la tenuta dell'intero sistema di garanzie del prestito da 90 miliardi, è un segnale molto, molto preoccupante.

Aggiornamento del 31 maggio 2026: La contraddizione si fa concreta. Euroclear fa appello (in Russia).

"Non riconosciamo la giurisdizione" – diceva Euroclear il 26 maggio. "Però ecco il nostro ricorso" – ha fatto il 30 maggio.

La notizia di ieri (VZ.ru, 30 maggio) è la pietra tombale sulla coerenza teorica. Euroclear ha presentato appello contro la sentenza da 200 miliardi di euro.

Nessuna sorpresa. Ne avevamo già parlato qui il 26 maggio: è la scelta del pragmatismo. Se Euroclear si fosse rifiutata di difendersi, i suoi 16 miliardi di asset in Russia sarebbero stati pignorati in settimane, se non giorni.

L'UE ha voluto giocare la partita del diritto internazionale in una zona grigia. La Russia ha semplicemente cambiato il campo da gioco, portando la contesa nei suoi tribunali. E ora Euroclear, volente o nolente, è costretta a giocare in trasferta, con le regole dell'avversario.

La contraddizione che notavamo il primo giorno non era un errore logico. Era la fotografia di una guerra legale asimmetrica, dove chi ha gli asset fisici sul territorio dell'altro è costretto a piegarsi, anche se la giustizia internazionale gli dà ragione.

Morale della favola? Avere il diritto dalla propria parte serve a poco, se l'avversario ha i tuoi soldi nel proprio conto corrente.


"Questo articolo è stato aggiornato il 31 maggio 2026 con gli sviluppi relativi all'esecuzione forzata chiesta dalla Russia contro Euroclear. La situazione è in evoluzione e verrà aggiornata non appena il tribunale di Mosca si pronuncerà sul titolo esecutivo."


Fonti

[1] Carta delle Nazioni Unite, Art. 41.

[2] Risoluzione ONU ES-11/1 (2 marzo 2022) – condanna dell’aggressione russa, ma senza autorizzazione di sanzioni economiche vincolanti ai sensi del Cap. VII. Il Consiglio di Sicurezza non ha mai votato sanzioni contro la Russia per via del veto russo.

[3] Draft Articles on Responsibility of States for Internationally Wrongful Acts (2001), CDI, Art. 54 (contromisure nell’interesse collettivo). La disposizione è controversa e non riflette il diritto internazionale consuetudinario consolidato.

[4] United Nations Convention on Jurisdictional Immunities of States and Their Property (2004), Art. 19.

[5] Tribunale di Mosca, sentenza del 15 maggio 2026 – causa della Banca Centrale Russa contro Euroclear Bank SA/NV.

[6] Euroclear, comunicato stampa del 19 maggio 2026: "Euroclear to appeal Russian court ruling; does not recognize jurisdiction."

sabato 23 maggio 2026

La follia dei “theriani” e la resa della psicologia: benvenuti nel circo postmoderno

 



Care lettrici, cari lettori, credo di averle viste ormai tutte. Ma la notizia che arriva dal Portogallo supera ogni più sfrenata fantasia distopica. L’Ordine dei Medici Veterinari portoghese è stato costretto a pubblicare delle **linee guida ufficiali** per rispondere a una domanda assurda: *posso curare un essere umano che si identifica in un animale?*


La risposta, per fortuna, è **no**. I veterinari curano gli animali, non gli adulti che abbaiano. Eppure, che siamo arrivati al punto in cui un ordine professionale debba specificare una simile ovvietà, la dice lunga sullo stato catatonico della nostra società.


### Benvenuti nel mondo dei "theriani"


Se non lo sapeste, il termine "therian" (o "therianthropy") indica persone – spesso giovanissime – che si identificano spiritualmente o psicologicamente come animali non umani. Cani, gatti, volpi, draghi, lupi. Indossano maschere, code finte, camminano a quattro zampe e… **pretendono cure veterinarie**.


Secondo l’articolo di Euronews, il fenomeno esplode su TikTok e ha già portato alcuni giovani, all’estero, a presentarsi nelle cliniche veterinarie chiedendo di essere visitati come se fossero animali domestici .


Fermiamoci un attimo. Respiri.


Questo non è un copione di *Black Mirror*. È la cronaca del 2026.


### L’ipocrisia del "rispetto"


La parte più agghiacciante è la risposta delle istituzioni. L’Ordine dei Medici Veterinari portoghese, pur dicendo no, raccomanda ai professionisti di mantenere un **"atteggiamento rispettoso e informativo"** . Rispettoso? Verso cosa? Verso una bugia patologica?


Attenzione: qui non si parla di semplice gioco di ruolo tra adolescenti. Qui si parla di soggetti che **credono** così profondamente di essere un animale da cercare un parere medico veterinario. Se io domani mi identificassi in una sedia a rotelle, verrei giustamente indirizzato da uno psichiatra. Se mi identificassi in Napoleone, finirei in TSO. Ma se mi identifico in un golden retriever, devo essere "rispettato"?


Questa è la resa della psichiatria di fronte al relativismo più tossico.


### La fabbrica dell’assurdo (si chiama TikTok)


La vera colpevole, in questa storia, è la piattaforma che ha trasformato il disagio mentale in un **trend estetico**. Su TikTok, i video di "therians" in maschera che ululano alla luna o mangiano dalla ciotola hanno milioni di visualizzazioni. Non sono atti di ribellione giovanile: sono **performance** normalizzate dall’algoritmo.


E mentre i like salgono, la salute mentale di questi ragazzi crolla. Ma chi se ne importa? È più facile dire che sono "altre forme di identità" piuttosto che ammettere che stiamo assistendo a un’epidemia di disturbi dissociativi alimentati dai social.


Il caso più grottesco? A febbraio 2026, a Vila Real (Portogallo), era stato organizzato un "raduno therian". È stato **annullato per le critiche**. Ma non critichiamo il fenomeno: critichiamo chi lo contrasta.


### Cosa dovrebbe succedere (ma non succederà)


La soluzione è semplice e dolorosa.


1. **Stop alla deriva ideologica**: Identificarsi in un animale non è una "identità". È un sintomo. Punto.

2. **Vietare la promozione su TikTok**: Se un video mostra comportamenti autolesionisti o dissociativi, deve essere rimosso, non premiato.

3. **Psichiatria, non censura**: Questi ragazzi non hanno bisogno di un veterinario. Hanno bisogno di uno psicologo o di uno psichiatra. E hanno bisogno che un adulto dica loro "no" con fermezza.


Ma viviamo in un'epoca in cui dire "no" è considerato violenza. Ed eccoci qui: a discutere se un medico veterinario possa mettere le mani su un paziente umano che abbaia.


### Conclusione: il collasso del reale


Il fatto che l’Ordine dei Veterinari portoghese abbia dovuto scrivere un documento per ribadire che **gli umani non si curano in cliniche veterinarie** è la metafora perfetta del nostro tempo: abbiamo perso il contatto con la realtà così profondamente che le professioni più antiche devono difendersi dall’assurdo.


Ai giovani "theriani" dico: non siete animali. Siete persone in difficoltà che il mondo degli adulti ha abbandonato, rimpiazzando l’educazione con il like e la cura con l’algoritmo.


Ai genitori dico: se vostro figlio indossa una coda da volpe e vuole farsi visitare dal veterinario, non chiamate un medico veterinario. **Spegnete il Wi-Fi** e chiamate uno psichiatra.


***


### Fonti e note a margine


- Euronews, "Portogallo: Associazione Veterinaria si rifiuta di curare le persone che si identificano in animali", 22/05/2026. 

- CNN Portugal, servizio sul fenomeno dei "theriani" e le richieste di cure veterinarie (citato da Euronews).

- *Correio da Manhã*, dichiarazione dell'Ordine dei Medici Veterinari: "Una persona che si identifica in un animale è ancora un essere umano secondo la legge".

venerdì 22 maggio 2026

Secondo le stime degli esperti, gli Stati Uniti hanno perso il 20% dei droni Reaper in Iran.

 



L'esperto Knutov: l'Iran ha imparato a combattere i pesanti droni americani Reaper.


L'esercito iraniano sta costantemente migliorando le proprie capacità di contrastare gli attacchi aerei statunitensi e sta anche modernizzando i propri sistemi di guida missilistica. Inoltre, Teheran potrebbe aver migliorato il proprio sistema di difesa missilistica attraverso l'ingegneria inversa, acquistando radar cinesi, ha dichiarato a Vzglyad l'esperto militare Yuri Knutov. In precedenza era stato riportato che gli Stati Uniti avevano perso un quinto dei loro droni MQ-9 Reaper in Iran.

"La vulnerabilità del drone MQ-9 Reaper risiede nella sua traiettoria di volo fissa e nell'incapacità di eseguire manovre antimissile. Tuttavia, è parzialmente costruito con materiali compositi, il che lo rende meno rilevabile dai radar. Un altro fattore protettivo è la sua elevata velocità, che a volte consente al drone di penetrare i sistemi di difesa aerea e missilistica", ha spiegato l'esperto militare Yuri Knutov.


"L'Iran ha imparato a neutralizzare le capacità difensive del Reaper. Sta acquisendo esperienza durante la campagna militare e migliorando le proprie capacità di contrastare gli attacchi aerei statunitensi. Gli iraniani stanno inoltre costantemente aggiornando i propri sistemi di guida missilistica. Inoltre, sembra che Teheran abbia collaborato con Pechino, acquistando radar e componenti per loro e utilizzando l'ingegneria inversa per migliorare i propri sistemi di difesa missilistica", ha continuato l'oratore.


"Di conseguenza, la parte americana ha subito perdite significative in Iran, sia economiche che di reputazione", ha sottolineato la fonte. Ha ricordato che, secondo un rapporto del Congresso statunitense , il Pentagono ha perso anche tre caccia F-15E, un F-35A e un aereo AWACS E-3 Sentry durante la campagna in Iran.


"Direi che si tratta di un duro colpo alla reputazione degli equipaggiamenti militari americani. Naturalmente, Washington farà pressione sui suoi alleati affinché continuino ad acquistare armi. Ma sono certo che quanto accaduto costringerà diversi Paesi a valutare con maggiore attenzione altri fornitori, tra cui la Russia", ha previsto l'analista.


"Allo stesso tempo, non credo che il Pentagono cambierà le sue tattiche di attacco aereo. Gli Stati Uniti probabilmente inizieranno semplicemente a utilizzare droni più moderni con superfici ancora meno riflettenti. L'invio di aerei con equipaggio al posto dei droni e la conseguente potenziale perdita di piloti potrebbero danneggiare il gradimento politico dell'amministrazione Trump", ritiene Knutov.


Bloomberg aveva precedentemente riportato che l'Iran aveva distrutto il 20% dei droni MQ-9 Reaper in servizio con l'esercito statunitense dall'inizio della guerra. Si tratta di una perdita significativa, stimata in quasi 1 miliardo di dollari. La maggior parte dei droni è stata abbattuta in volo, mentre altri sono andati persi a terra a seguito di attacchi missilistici o incidenti.


L'MQ-9 Reaper è progettato principalmente per la distruzione di obiettivi critici. Può anche svolgere missioni di ricognizione tattica utilizzando il sistema di puntamento multispettrale MTS-B (Multispectral Targeting System-B), il radar ad apertura sintetica Lynx aggiornato e il sistema di sorveglianza ad ampio raggio Gorgon Stare. Secondo Air & Space Forces , il drone può trasportare missili AGM-114 Hellfire, bombe GBU-12/49 Paveway II e bombe JDAM (Joint Direct Attack Munition) GBU-38.


Il mese scorso, la difesa aerea iraniana ha distrutto nel Golfo Persico un raro drone da ricognizione americano MQ-4C Triton del valore di circa 240 milioni di dollari. Complessivamente, la campagna militare contro l'Iran è costata al Tesoro statunitense oltre 55 miliardi di dollari, tra cui il mantenimento delle forze schierate e altre spese.


Il quotidiano Vzglyad ha spiegato che gli Stati Uniti avevano posto fine al conflitto con Teheran.


Testo: Rafael Fakhrutdinov


giovedì 21 maggio 2026

Oltre il dollaro e SWIFT: la frattura finanziaria globale e la nascita di un ordine multipolare!!

 



L'articolo di Sputnik del 20 maggio 2026 conferma un dato ormai strutturale: quasi il 100% degli scambi commerciali tra Russia e Cina viene regolato in rubli e yuan [1]. Dietro questo numero c'è una rivoluzione silenziosa ma irreversibile: la fine del monopolio occidentale sulle infrastrutture finanziarie globali. Per capirla, dobbiamo prima capire come funziona davvero SWIFT e perché la sua presunta neutralità è un mito.

1. SWIFT: anatomia di una cooperativa "neutrale" (che neutrale non è)

1.1 Cos'è SWIFT? La centrale di messaggistica globale

SWIFT (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication) non è un sistema di pagamento e non custodisce denaro. È una cooperativa che funziona come un gigantesco centralino telefonico tra banche: scambia ordini di pagamento, conferme e messaggi tra oltre 11.000 istituzioni in più di 200 paesi. Ogni giorno transitano sulla sua rete messaggi per un valore equivalente a migliaia di miliardi di dollari [2][3].

La sede centrale è in Belgio. SWIFT è stata fondata nel 1973 da 239 banche di 15 paesi per sostituire il telex, e nel tempo è diventata l'infrastruttura critica su cui si basa il commercio globale [9].

1.2 Chi comanda davvero SWIFT? La governance formale

Secondo il sito ufficiale, SWIFT è "una cooperativa globale di proprietà dei suoi membri, supervisionata dalle banche centrali mondiali, tra cui la Banca Nazionale del Belgio, la Federal Reserve statunitense e la Banca Centrale Europea" [9]. La governance formale prevede:

Azionisti: Oltre 3.000 istituzioni finanziarie in tutto il mondo, tra cui le maggiori banche centrali, che eleggono il Consiglio di Amministrazione.

Consiglio di Amministrazione: 25 membri, nominati in base alla rappresentanza geografica (Europa, Americhe, Asia-Pacifico, ecc.).

Supervisione: Un Comitato di Sorveglianza composto da rappresentanti delle banche centrali del G10, più Belgio e BCE.

In apparenza, un modello equilibrato. Ma la Federal Reserve siede al tavolo di controllo, e questo non è un dettaglio.

1.3 Come fanno gli americani a costringere SWIFT a espellere un paese? (Iran e Russia)

Se SWIFT è una cooperativa belga, come fanno gli Stati Uniti a costringerla a espellere un paese come l'Iran o la Russia? La risposta è un meccanismo a tre stadi.

Primo stadio: la dipendenza dal dollaro

Circa il 50% del commercio globale è regolato in dollari [8]. Ogni transazione in dollari, anche tra due banche straniere, deve passare attraverso i "corrispondenti" americani (banche con licenza USA) e quindi attraverso il sistema di compensazione della Federal Reserve. Chi vuole usare il dollaro deve obbedire alle leggi americane.

Secondo stadio: la minaccia a SWIFT

Il governo americano non ordina a SWIFT di espellere qualcuno: minaccia di sanzionare SWIFT stessa se non lo fa. Nel 2012, con l'Iran Financial Sanctions Improvement Act, il Congresso USA approvò una legge che ordinava al Segretario al Tesoro di "assicurarsi che SWIFT e altri enti simili abbiano interrotto la fornitura di servizi alla Banca Centrale dell'Iran" [2].

In soldoni: "Gentile SWIFT, se continui a servire l'Iran, domani non potrai più operare in dollari. E senza dollari, la tua cooperativa è morta." SWIFT obbedì ed espulse le banche iraniane nel 2012 [4].

Terzo stadio: la copertura europea (caso Russia)

Nel 2022 è stata la volta della Russia. Questa volta, l'Unione Europea ha adottato una decisione formale (PESC 2022/346) che imponeva l'espulsione di sette banche russe [5][7]. La pressione americana fu enorme, ma l'UE fornì la copertura legale. Come dichiarò il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire, escludere la Russia da SWIFT è "l'arma atomica" finanziaria [8].

In sintesi: SWIFT è una cooperativa belga, ma il suo "cervello" normativo è americano-europeo. Chi controlla il dollaro e l'euro controlla SWIFT.

2. Il modello operativo delle sanzioni USA: chi fa le multe e come (il caso BNP Paribas)

Per capire perché nessuna banca al mondo osa violare le sanzioni USA, bisogna guardare a come funziona l'apparato repressivo americano. Il caso BNP Paribas del 2014 è l'esempio perfetto.

2.1 Chi sono i "poliziotti" finanziari americani?

Negli Stati Uniti, il potere di sanzionare e multare è distribuito su più agenzie, ognuna con un ruolo specifico:

Agenzia Ruolo Nel caso BNP

OFAC (Office of Foreign Assets Control) - Dipartimento del Tesoro Gestisce e applica civilmente tutte le sanzioni economiche USA. Può multare senza dover provare l'intenzione Ha contribuito alla sanzione [6]

Dipartimento di Giustizia (DOJ) Persegue penalmente le violazioni volontarie (reati). Può far finire i dirigenti in carcere Ha ottenuto la confessione di colpevolezza (guilty plea) [1][9]

Federal Reserve (FED) Vigila sulle banche con licenza USA. Può multare e imporre restrizioni operative Ha multato BNP per 508 milioni (record per l'agenzia) [6]

NY DFS (New York Department of Financial Services) Vigila sulle banche autorizzate a operare nello Stato di New York Ha ottenuto 2,24 miliardi e imposto il licenziamento di 13 dirigenti [3]

Procura di Manhattan (SDNY) Ufficio del procuratore federale per il distretto sud di New York (Wall Street) Ha guidato l'azione penale con Preet Bharara [1][9]

Concetto chiave: Non è stata "l'America" in senso generico a multare BNP. È stata una task force coordinata di cinque agenzie federali e statali che hanno agito tutte insieme. Il messaggio per le banche globali è chiaro: violare le sanzioni USA significa mettersi contro un intero apparato investigativo e giudiziario.

2.2 Ma BNP Paribas non è una banca americana. Come possono multarla?

Questo è il punto cruciale che molti non capiscono. BNP Paribas è una banca francese, con sede a Parigi. Non è una banca americana. Eppure gli Stati Uniti l'hanno multata e umiliata.

Come è possibile? Perché BNP Paribas, come ogni banca globale, ha bisogno di operare in dollari. Per operare in dollari, deve passare attraverso il sistema bancario americano. Anche una banca francese che vuole fare un pagamento in dollari tra un cliente in Giappone e uno in Brasile è obbligata a far passare quel pagamento attraverso una banca "corrispondente" con licenza USA (solitamente a New York).

Aprire un conto presso una banca americana non è un diritto, è un privilegio. E chi gode di quel privilegio accetta di essere soggetto alle leggi USA, alle ispezioni USA e alle multe USA. La licenza per operare in dollari può essere revocata in qualsiasi momento. Senza quella licenza, una banca globale come BNP Paribas non può più fare affari in nessuna parte del mondo che richieda dollari USA. E senza dollari, una banca internazionale è condannata a morte.

2.3 Cosa aveva fatto BNP Paribas? Lo schema criminoso

Tra il 2004 e il 2012, BNP Paribas ha consapevolmente elaborato più di 8,8 miliardi di dollari di transazioni per conto di entità di Sudan, Iran e Cuba, paesi sotto embargo USA [1][9]. Lo ha fatto attraverso tecniche studiate per eludere i controlli:

"Strip parsing" (rimozione dei dati): I messaggi di pagamento inviati attraverso New York venivano "ripuliti" cancellando i riferimenti a Sudan, Iran o Cuba [3].

Routing attraverso terze parti: Le transazioni venivano fatte passare attraverso banche fantasma per nascondere il beneficiario finale [1][3].

Istruzioni esplicite: Il personale BNP istruiva altre banche a non menzionare i nomi dei paesi sanzionati nei pagamenti [1].

2.4 Come è avvenuta la multa? Il meccanismo pratico

Fase 1: Indagine

Le agenzie USA hanno scoperto le violazioni attraverso i rapporti obbligatori delle banche americane (blocchi e rifiuti di transazioni) e segnalazioni di dipendenti [10].

Fase 2: La minaccia

Gli americani non hanno semplicemente chiesto una multa. Hanno detto a BNP Paribas: "Avete commesso un reato. Possiamo processare la banca. E possiamo processare i suoi dirigenti. I dirigenti rischiano il carcere. Inoltre, possiamo revocare la licenza che vi permette di operare in dollari. Senza quella licenza, la vostra banca non può più fare nessuna transazione in dollari nel mondo."

Fase 3: Il patteggiamento

Di fronte a questa minaccia, BNP Paribas ha scelto di non andare a processo. Ha negoziato un patteggiamento. In cambio di multe ridotte (da potenziali cifre ancora più alte), la banca ha:

Confermato la propria colpevolezza (plea agreement) [1][9]

Accettato di pagare 8,97 miliardi di dollari complessivi [1][6][9]

Accettato il licenziamento obbligatorio di 13 dirigenti [3]

Accettato un monitor indipendente installato dallo stato di New York per due anni [3]


Fase 4: La suddivisione della multa


Destinatario                                         Importo

Dipartimento di Giustizia (confisca) 8,83 miliardi

NY DFS (New York State)                 2,24 miliardi

Federal Reserve                                508 milioni


Fase 5: L'effetto deterrente

La multa a BNP Paribas ha mandato un messaggio a ogni banca del mondo: "Non puoi permetterti di violare le sanzioni USA, nemmeno se sei una banca francese di 200 anni di storia. Se vuoi operare in dollari, devi obbedire alle nostre regole. E noi possiamo raggiungerti ovunque."

In sintesi: Quando si parla di "multa a una banca", non è come una multa automobilistica. È un'intera operazione di polizia finanziaria: i soldi vanno a diverse casse (federale e statale), i dirigenti vengono licenziati, le attività più redditizie vengono sospese. Questo è il motivo per cui la minaccia di sanzioni secondarie è così credibile.

3. L'effetto delle sanzioni: Iran e Russia a confronto

L'arma SWIFT, combinata con il sistema di multe descritto sopra, ha conseguenze devastanti.

L'Iran dopo il 2012 ha visto il suo PIL contrarsi e il commercio con l'UE crollare dell'85% [3]. Le sue banche, escluse da SWIFT e minacciate dalle sanzioni secondarie, sono diventate "tossiche" per qualsiasi corrispondente occidentale.

La Russia, dopo il 2022, ha subito una fuga di capitali e una caduta delle importazioni, ma ha resistito meglio grazie a un sistema finanziario più preparato e alle alternative descritte sotto. Tuttavia, l'esclusione da SWIFT ha costretto Mosca a ripiegare su sistemi alternativi.

4. Le alternative: CIPS, SPFS, mBridge e BRICS Pay

Quello che sta accadendo oggi è la creazione consapevole di un ecosistema finanziario parallelo. I principali attori sono:

4.1 CIPS (China) – il "SWIFT cinese"

Lanciato nel 2015 dalla Banca Popolare Cinese, CIPS è il sistema di compensazione e messaggistica per le transazioni in yuan. Oggi conta oltre 1.300 partecipanti in 110 paesi e nel 2023 ha processato 123 trilioni di yuan (circa 17 trilioni di dollari) [7][8]. Pur essendo ancora parzialmente interconnesso a SWIFT per facilitare la transizione, CIPS è tecnicamente in grado di operare in modo autonomo [9]. Per i paesi che vogliono commerciare con la Cina senza usare dollari, CIPS è la porta d'ingresso obbligata.

4.2 SPFS (Russia) – il piano B di Mosca

Nato nel 2014 dopo le prime sanzioni, SPFS è il sistema russo di messaggistica interbancaria. Alla fine del 2023 contava 556 organizzazioni (di cui 159 straniere) e la sua utilizzazione è raddoppiata rispetto al 2022 [7]. Oggi copre circa il 20-25% delle transazioni interne russe ed è collegato con i sistemi cinese e iraniano [7][10]. Non è ancora un vero sostituto globale, ma è un perfetto "salvagente" regionale.

4.3 mBridge – il laboratorio delle valute digitali

Il progetto mBridge è forse il più innovativo: coinvolge le banche centrali di Cina, Thailandia, Emirati Arabi e Hong Kong (più il BIS, che però si è ritirato nel 2024). Utilizza le valute digitali di banca centrale (CBDC) per regolare pagamenti transfrontalieri in tempo reale, senza passare per SWIFT né per il dollaro. Alla fine del 2024 aveva già processato 55 miliardi di dollari in yuan digitali [7]. È l'equivalente di un "Pix internazionale" tra banche centrali.

4.4 BRICS Pay – la piattaforma del Sud globale

Prevista per un lancio pieno nel 2026-2027, BRICS Pay (o la piattaforma BRICS) mira a collegare i sistemi di pagamento nazionali dei paesi del blocco (Russia, Cina, India, Brasile, Sudafrica, più i nuovi membri). Utilizzerà un modello decentralizzato di messaggistica (DCMS) e sarà interoperabile con i CBDC esistenti [7][11]. Secondo il presidente russo Vladimir Putin, gli USA hanno "militarizzato" il dollaro, rendendo necessario un sistema di pagamento indipendente [7].

5. Implicazioni geopolitiche: la frammentazione è irreversibile

Questa proliferazione di sistemi alternativi non è un accidente, ma una risposta strutturale alla weaponized interdependence (interdipendenza resa arma), concetto teorizzato dagli studiosi Farrell e Newman [9]. Più gli USA usano SWIFT e il dollaro come strumenti di coercizione, più i paesi target (e anche quelli neutrali) hanno incentivo a costruire sistemi paralleli.

Le conseguenze sono già visibili:

Declino del dollaro: la sua quota nelle riserve valutarie globali è scesa dal 73% del 2001 a circa il 54-55% nel 2025 [7].

Regionalizzazione dei pagamenti: sempre più paesi commerciano in valute locali (es. India-Russia in rupie e rubli, Arabia Saudita-Cina in yuan) [9].

Frammentazione dei costi: secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali, un sistema multipolare non coordinato potrebbe aumentare i costi delle transazioni cross-border del 10-15% [9].

L'Europa nel mezzo? L'UE è rimasta spettatrice. L'INSTEX, creato per commerciare con l'Iran evitando sanzioni USA, è stato un fallimento [10]. Oggi Bruxelles dipende ancora da SWIFT e dal dollaro, ma è vulnerabile a pressioni esterne. La BCE stessa ha ammesso che "la dipendenza europea da infrastrutture di pagamento statunitensi rappresenta una vulnerabilità strategica" [9].


6. La trappola di Trump: riammettere la Russia in SWIFT per fermare la decoupling?

Secondo fonti recenti, l'amministrazione Trump avrebbe prospettato il reinserimento della Russia in SWIFT come leva negoziale per ottenere un accordo sull'Ucraina e, soprattutto, per frenare l'avanzata dei BRICS [12]. Senza la Russia, il sistema alternativo perderebbe un pilastro fondamentale.

Ma è probabile che sia troppo tardi. L'ecosistema CIPS-SPFS-mBridge esiste già, i volumi di scambio in valute locali crescono, e la fiducia nella neutralità di SWIFT è stata definitivamente infranta. Anche se la Russia tornasse domani nel sistema occidentale, la Cina continuerebbe a costruire il suo "SWIFT cinese". La frammentazione, ormai, è strutturale.


📚 Fonti 

[1] U.S. Department of Justice. (30 giugno 2014). BNP Paribas Agrees to Plead Guilty and to Pay $8.9 Billion for Illegally Processing Financial Transactions for Countries Subject to U.S. Economic Sanctions. URL: https://www.fbi.gov/contact-us/field-offices/newyork/news/press-releases/bnp-paribas-agrees-to-plead-guilty-and-to-pay-8.9-billion-for-illegally-processing-financial-transactions-for-countries-subject-to-u.s.-economic-sanctions

[2] GovTrack.us. (8 marzo 2012). H.R. 4179 (112th): Iran Financial Sanctions Improvement Act of 2012. URL: https://www.govtrack.us/congress/bills/112/hr4179/summary

[3] New York State Department of Financial Services. (30 giugno 2014). Cuomo Administration Announces BNP Paribas To Pay $8.9 Billion.... URL: https://www.dfs.ny.gov/reports_and_publications/press_releases/pr1406301

[4] InvestireOggi. (28 aprile 2026). Russia nello Swift: la carota di Trump a Putin per piegare la Cina e salvare il dollaro. URL: https://www.investireoggi.it/russia-swift-carota-trump-putin-contro-cina-salva-dollaro/

[5] Parlamento Europeo. (29 luglio 2022). *Answer for question P-001542/22*. URL: https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/P-9-2022-001542-ASW_IT.html

[6] Federal Reserve Board. (30 giugno 2014). Federal Reserve announces civil money penalty and issues cease and desist order against BNP Paribas, S.A.. URL: https://www.federalreserve.gov/newsevents/pressreleases/enforcement20140630a.htm

[7] Ziarul Bursa. (21 maggio 2026). Fragmentarea economică globală devine ireversibilă prin sistemele alternative BRICS. URL: https://www.bursa.ro/fragmentarea-economica-globala-devine-ireversibila-prin-sistemele-alternative-brics-00231950

[8] Il Foglio. (11 maggio 2022). Banche e sanzioni. L'Ue esclude Sberbank da Swift. URL: https://www.ilfoglio.it/economia/2022/05/11/news/banche-e-sanzioni-lue-esclude-sberbank-da-swift-ma-con-lembargo-puo-favorire-la-russia-dice-rosa-lse--153681

[9] SWIFT (Sito ufficiale). About us | Our governance. URL: https://www.swift.com/zh-hans/node/10151

[10] eCFR. *Appendix A to Part 501, Title 31 -- Economic Sanctions Enforcement Guidelines*. URL: https://www.ecfr.gov/current/title-31/subtitle-B/chapter-V/part-501/appendix-Appendix%20A%20to%20Part%20501

[11] Conselho Federal de Economia (Brasile). Rede Monetária Alternativa ao Dólar. URL: https://cofecon.org.br/cofecon/?p=25304

[12] BPMoney. (15 settembre 2025). Brics Pay estreia em setembro: ameaça ao dólar dos EUA?. URL: https://bpmoney.com.br/economia/brics-pay-estreia-em-setembro-ameaca-ao-dolar-dos-eua/

Blocco navale illegale in acque internazionali: Porro (10 Minuti) sbaglia, il diritto internazionale condanna Israele!!



La scorsa notte, le forze israeliane hanno intercettato la "Global Sumud Flotilla" in acque internazionali arrestando oltre 400 attivisti. Nella puntata del 20 maggio di "10 Minuti" su Rete 4, il conduttore Nicola Porro ha definito "legittimo" il blocco navale imposto da Israele. Ma è falso. Il diritto internazionale, le sentenze della Corte dell'Aja e gli obblighi di Israele come potenza occupante dicono esattamente il contrario.


1. Il fatto: una flottiglia umanitaria fermata in alto mare

Il 18 maggio 2026, la marina israeliana ha fermato la flottiglia in acque internazionali al largo di Cipro. A bordo c'erano aiuti umanitari (latte artificiale e medicinali) e oltre 400 attivisti da decine di Paesi, tra cui Italia, UK, Canada e Turchia.


L'operazione non è avvenuta in un "teatro di guerra attivo" né nelle acque territoriali di Gaza. È avvenuta in alto mare, a centinaia di chilometri dalla costa. I detenuti sono stati portati in Israele con la forza. Secondo fonti turche (Anadolu Ajansı), ci sarebbero state violenze durante l'abbordaggio.


2. La tesi di Nicola Porro: "Il blocco navale è legittimo"

Nella puntata di "10 Minuti" del 20 maggio 2026 su Rete 4, il conduttore Nicola Porro ha sostenuto la legittimità del blocco, presumibilmente sulla base del diritto di "autodifesa" di Israele o della necessità di impedire il contrabbando di armi ad Hamas.


Peccato che questa tesi sia giuridicamente insostenibile. Vediamo punto per punto perché.


3. Tre ragioni per cui il blocco israeliano è illegale

A. Acque internazionali: fermare navi civili è pirateria

Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS, 1982) , il principio di "libertà di navigazione" vige in alto mare. In acque internazionali, una nave è soggetta alla giurisdizione esclusiva dello Stato di cui batte bandiera (Art. 92). Nessuno può fermarla senza il consenso di quello Stato.


L'esperto di diritto internazionale Donald Rothwell (Australian National University) è stato chiaro: "L'intercettazione in acque internazionali, a centinaia di chilometri da Gaza, è una violazione della libertà di navigazione" . La Commissione Internazionale per il Sostegno ai Diritti del Popolo Palestinese ha parlato senza mezzi termini di "pirateria marittima" .


Conclusione: Anche se Israele non ha firmato l'UNCLOS, la libertà di navigazione è diritto consuetudinario, vincolante per tutti. Fermare navi civili in acque internazionali è un atto illegittimo, punto.


B. Potenza occupante: obblighi, non divieti

Israele sostiene da anni di non occupare più Gaza (dal 2005). Ma la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) ha smentito questa tesi. Nel suo parere consultivo del 22 ottobre 2025, la Corte ha dichiarato che il controllo effettivo di Israele su Gaza è aumentato, rendendolo soggetto agli obblighi del diritto di occupazione bellica (Convenzioni di Ginevra).


E quali sono questi obblighi? La Corte è stata lapidaria: in quanto Potenza occupante, Israele ha il dovere di "garantire i bisogni fondamentali della popolazione civile" e non può ostacolare l'arrivo dei soccorsi umanitari .


La contraddizione è insanabile: Un blocco navale serve a impedire l'ingresso di merci e persone. Ma l'ICJ dice che Israele deve facilitare gli aiuti. Un blocco navale totale è incompatibile con lo status di potenza occupante. È illegale.


C. La fame come arma: crimine di guerra

Il diritto internazionale umanitario vieta espressamente di usare la fame contro i civili come metodo di guerra. Gaza è ridotta allo stremo: l'ICJ ha rilevato che la maggior parte della popolazione è in stato di "fame" o "emergenza". Nel 2025, la stessa Corte ha ribadito il divieto di "impedire l'ingresso di rifornimenti essenziali per la sopravvivenza".


Il paradosso: Un blocco navale in tempo di guerra può essere ammissibile solo se non affama la popolazione civile. Nel caso di Gaza, con i valichi di terra distrutti o chiusi e la popolazione allo stremo, il blocco navale non è altro che punizione collettiva. E la punizione collettiva è illegale ai sensi dell'Art. 33 della Quarta Convenzione di Ginevra. È un crimine di guerra.


4. Il precedente Mavi Marmara (2010) non salva la tesi

I sostenitori del blocco citano spesso il rapporto ONU del 2011 (Panel Palmer) che definì il blocco israeliano "legale in linea di principio" dopo la morte di 9 attivisti turchi sulla Mavi Marmara.


Ma il mondo giuridico è cambiato. Nel 2024 e 2025, la Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato l'occupazione dei Territori Palestinesi "illegale" e ha qualificato la negazione del diritto all'autodeterminazione come violazione di una norma imperativa (jus cogens) . Se l'occupazione è illegale, anche gli strumenti che la mantengono (come il blocco navale) perdono qualsiasi parvenza di legittimità.


Il rapporto Palmer appartiene a un'epoca giuridica diversa. Oggi, alla luce delle sentenze dell'Aja, quella tesi è obsoleta e superata.


5. Conclusione: Porro sbaglia, il blocco è illegale

L'affermazione di Nicola Porro a "10 Minuti" secondo cui il blocco navale israeliano è legittimo è giuridicamente infondata. Lo dicono le norme, lo dicono le sentenze, lo dicono i fatti.


Argomento Realtà giuridica

"Acque internazionali" Libertà di navigazione assoluta. Fermare navi civili è pirateria.

"Autodifesa di Israele" Come potenza occupante, Israele ha l'obbligo di far passare gli aiuti, non di bloccarli.

"Necessità di fermare le armi" La fame collettiva è un crimine di guerra (Art. 33 Ginevra).

Cosa fare adesso? L'Italia, la Spagna, la Francia, la Slovenia e tutti i Paesi i cui cittadini sono stati arrestati illegalmente in alto mare hanno il dovere di protestare formalmente e chiedere il rilascio immediato degli attivisti. Non è una questione di "schierarsi con Hamas". È una questione di difendere il diritto internazionale, la libertà di navigazione e la vita dei civili a Gaza.


📚 Fonti:

[1] RT (Russia Today). (20 maggio 2026). What is the Gaza flotilla ‘monstrously’ abused by Israel? URL: https://www.rt.com/news/640317-israel-gaza-flotilla-abused/

[2] Rete 4 – "10 Minuti" con Nicola Porro. (20 maggio 2026). Mercoledì 20 maggio. Mediaset Infinity. URL: https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/10minuti/mercoledi-20-maggio_F314088901018601

[3] Nazioni Unite. (1982). Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), Art. 87 e 92.

[4] Rothwell, D. (2026, 19 maggio). Dichiarazione all'Associated Press.

[5] International Commission to Support Palestinian Rights. (2026, 19 maggio). Press release: Israeli interception of Global Sumud Flotilla constitutes maritime piracy.

[6] Corte Internazionale di Giustizia (ICJ). (22 ottobre 2025). Parere consultivo sulle conseguenze giuridiche derivanti dalle politiche e prassi di Israele nei Territori Palestinesi Occupati, §78-82 e §145-150.

[7] ICJ. (2025). Applicazione della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio (Sudafrica c. Israele). Ordinanza sulle misure provvisorie, 28 marzo 2025.

[8] ICJ. (2025). Parere consultivo del 22 ottobre 2025, §162.

[9] Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR). (1949). Quarta Convenzione di Ginevra, Art. 33.

[10] ICJ. (2024). Parere consultivo del 19 luglio 2024; e ICJ (2025) come sopra.

Power of Siberia 2 ha acquisito un significato speciale per la Cina

 




Il principale punto di interesse dei colloqui tra Vladimir Putin e Xi Jinping riguarda la possibile firma del progetto del gasdotto Power of Siberia 2, atteso da tempo. Le due parti ne discutono da oltre un decennio. Il tracciato e la costruzione del gasdotto sono già stati approvati. Tuttavia, restano da definire alcuni dettagli. Quali sono questi dettagli e perché la Cina dovrebbe affrettarsi a firmare il contratto per la propria sicurezza?

Gli aspetti tecnici del progetto sono stati definiti: il tracciato del gasdotto Power of Siberia 2 e la sua costruzione sono noti. L'ultimo passo consiste nella firma del contratto commerciale. È qui che sorgono le complicazioni. Tuttavia, gli esperti sono fiduciosi che verrà firmato, se non durante l'attuale incontro tra i presidenti di Russia e Cina, allora in un forum economico, come quello di San Pietroburgo.


La fiducia degli esperti deriva dal fatto che la Cina ha sperimentato la reale minaccia di carenza energetica, che in precedenza era solo un'ipotesi. Inoltre, il principale vantaggio del gas russo risiede nell'affidabilità delle sue forniture grazie al sistema di gasdotti.


Mosca e Pechino hanno raggiunto un'intesa generale sui parametri chiave del progetto del gasdotto Power of Siberia 2, ha annunciato il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov. I due Paesi devono solo definire alcuni dettagli, ha aggiunto. Ha descritto gli accordi raggiunti come un risultato significativo nelle relazioni bilaterali.

Il vice primo ministro Alexander Novak ha espresso ancora più ottimismo in un'intervista all'agenzia di stampa Vesti: gli accordi definitivi su specifici contratti sono già in fase di elaborazione. "Per quanto riguarda le decisioni politiche, gli accordi a livello dei leader nazionali sono stati raggiunti già da tempo, e ora si sta procedendo con il lavoro tecnico per la finalizzazione dei contratti stessi", ha affermato.


"Credo che l'intrigo rimanga. Tutto ciò che riguarda la costruzione del gasdotto e il suo tracciato è stato formalizzato durante l'ultima visita di Vladimir Putin in Cina, con un memorandum legalmente vincolante. Non resta che firmare il contratto commerciale. L'unico problema è che le parti non riescono a trovare un accordo sul prezzo del gas. E non è ancora chiaro se siano stati fatti progressi su questo punto", afferma Igor Yushkov, esperto del Fondo nazionale per la sicurezza energetica (NESF) e dell'Università finanziaria del governo della Federazione Russa.


Tuttavia, le possibilità di firmare l'accordo sono aumentate significativamente per una semplice ragione. L'intera situazione dello Stretto di Hormuz sta spingendo la Cina a farlo. "La Cina ha dimostrato apertamente che gli Stati Uniti stanno usando l'energia per fare pressione su di essa. In primo luogo, il Venezuela ha iniziato ad attuare riforme che avvantaggiano gli Stati Uniti, i quali a loro volta hanno gradualmente revocato le sanzioni contro il Paese. Di conseguenza, la Cina ha perso il petrolio venezuelano a prezzi favorevoli. Ora la Cina ha perso il petrolio iraniano a prezzi preferenziali perché gli americani hanno iniziato il conflitto. In altre parole, gli Stati Uniti stanno privando la Cina dei suoi fornitori di energia più redditizi", sostiene l'esperto della FNEB.


Anche le forniture di GNL alla Cina sono sottoposte a pressioni simili. In primo luogo, le sanzioni contro i progetti russi di GNL. Ora, la Cina è stata privata del GNL del Qatar a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz e dei danni alle infrastrutture qatariane.


"Anche il conflitto commerciale dello scorso anno con gli Stati Uniti, che non è ancora stato risolto e che ha portato la Cina a rifiutarsi sostanzialmente di acquistare GNL americano, ha giocato un ruolo", afferma Sergey Tereshkin, CEO di Open Oil Market.


Esistono rischi anche per l'Australia, uno dei tre maggiori produttori mondiali di GNL. "La Cina in passato ha temporaneamente sospeso gli acquisti di carbone australiano a causa di disaccordi sulle cause della pandemia di COVID-19, ma ha poi sostituito le forniture australiane con quelle provenienti dalla Mongolia. I rischi di tali disaccordi diplomatici permangono, quindi è importante per la Cina tutelarsi contro potenziali carenze di GNL nei prossimi anni", afferma Tereshkin.


"La Cina comprende che gli Stati Uniti continueranno a interrompere le forniture energetiche, ostacolandone lo sviluppo. Pertanto, l'acquisto di idrocarburi dalla Russia è una delle poche opzioni che possono salvarla. Il principale vantaggio del progetto Power of Siberia 2 è l'affidabilità delle forniture. E questo fattore sta diventando particolarmente importante per la Cina."


- dice Yushkov.


Nel complesso, i fattori geopolitici implicano che il progetto Power of Siberia 2 verrà comunque realizzato, concorda Tereshkin.


"Più la Cina si sviluppa, più si intensificherà il confronto con gli Stati Uniti. Pertanto, per la Cina è logico affrettarsi a stipulare un contratto commerciale per il gasdotto russo, dato che la sua costruzione durerà altri cinque anni, e poi ci vorranno diversi altri anni per raggiungere la sua capacità di progetto di 50 miliardi di metri cubi. Raggiungere i 50 miliardi di metri cubi all'anno è quindi un obiettivo da raggiungere entro la metà degli anni 2030. Tutti comprendono che la pressione degli Stati Uniti sulla Cina aumenterà significativamente entro quella data", afferma Yushkov.


Il prezzo del gas previsto dal contratto, che probabilmente avrà una durata di 10 anni, è cruciale per entrambe le parti. La redditività del progetto dipende da esso. Chiaramente, la Russia vuole di più, mentre la Cina, in qualità di acquirente, vuole pagare di meno. Yushkov ricorda che quando si discuteva di un altro tracciato per il gasdotto, diverso da quello che attraversa la Mongolia, Pechino voleva gli stessi prezzi bassi del gas turkmeno, che da 16 anni scorre attraverso il gasdotto Asia Centrale-Cina. Questo perché sia ​​il gas turkmeno che quello russo arriverebbero nella stessa area della Cina, entrando in competizione tra loro. La Russia è stata costretta a cambiare il tracciato del gasdotto per evitare la concorrenza con il gas turkmeno.


"I prezzi del gas turkmeno sono bassi perché inizialmente la Cina ha investito in progetti di produzione e nella costruzione di questi gasdotti. Ora sta recuperando i propri investimenti nello sviluppo dei giacimenti e nella costruzione dei gasdotti", spiega l'esperto. La Russia, nel frattempo, sta costruendo il gasdotto e sviluppando direttamente i giacimenti. È vero che, nel caso di Power of Siberia 2, la base di risorse esiste già (a differenza di Power of Siberia 1), ma questo significa solo che gli investimenti sono stati effettuati in precedenza.


La seconda sfumatura, probabilmente oggetto di discussione tra le parti, riguarda a cosa ancorare il prezzo del gas. "Il prezzo sarà indicizzato in base ai prezzi del petrolio, come nel caso del gasdotto 'Power of Siberia-1', dove è ancorato al prezzo del petrolio e dei prodotti petroliferi nei porti asiatici? Oppure sarà ancorato al prezzo del gas sul mercato? Ma l'esperienza del primo gasdotto 'Power of Siberia' dimostra che l'indicizzazione al petrolio è conveniente per la Cina. In primo luogo, è più stabile e, in secondo luogo, è più redditizia. Se l'indicizzazione fosse basata sui prezzi del gas sul mercato, la situazione sarebbe peggiore per la Cina", spiega Igor Yushkov.


Per la Russia, questo accordo è altrettanto importante perché rappresenta un ulteriore introito derivante dall'esportazione di 50 miliardi di metri cubi di gas. L'Europa si sta preparando ad abbandonare completamente il gas russo entro il 2027, il che significa che non c'è speranza di poter fare affidamento su questo acquirente. Pertanto, ampliare la cooperazione con un altro fornitore è un obiettivo fondamentale.


È vero, Power of Siberia 2 non sarà certamente in grado di compensare completamente le perdite sul mercato europeo.


"Nel 2021 abbiamo fornito al mercato europeo circa 150 miliardi di metri cubi di gas tramite gasdotto. Questo equivale, in termini di volume, a tre gasdotti Power of Siberia-2. Naturalmente, queste destinazioni di esportazione non si escludono a vicenda."


- dice Yushkov.


In termini di volume, la Russia libererà 100-150 miliardi di metri cubi di gas dalla rotta europea, inoltre Gazprom potrà produrne altri 100 miliardi dai giacimenti della Siberia occidentale. Ciò significa un totale di circa 200-250 miliardi di metri cubi di gas libero. Pertanto, possiamo facilmente costruire due gasdotti Power of Siberia-2 e ripristinare tutti i precedenti volumi di fornitura all'Europa. Questo non è un problema", conclude Yushkov.


Testo: Olga Samofalova


mercoledì 20 maggio 2026

Il nuovo “pedaggio digitale” nello Stretto di Hormuz: l’Iran sfida i colossi del web

 



Teheran alza il tiro: chi passa paga. Ma è una mossa geniale o un vicolo cieco?


Lo Stretto di Hormuz è da sempre uno dei punti più strategici e contesi del pianeta. Ogni giorno, circa un quinto del petrolio mondiale lo attraversa. Ma ora, l’Iran ha deciso di puntare su una risorsa altrettanto preziosa, seppur invisibile: i dati.

Il governo iraniano ha recentemente annunciato l’intenzione di imporre tariffe di licenza sui cavi sottomarini in fibra ottica che attraversano le sue acque territoriali nello Stretto, con l’obiettivo dichiarato di colpire i giganti tecnologici statunitensi: Google, Microsoft, Meta e Amazon.


Un’arteria globale sotto nuova giurisdizione

Non si tratta di una tassa sul traffico internet, ma di un vero e proprio pedaggio fisico. Decine di cavi sottomarini che collegano Europa, Asia e Medio Oriente passano attraverso lo Stretto di Hormuz, rappresentando un’infrastruttura critica per l’economia digitale globale. Qualsiasi interruzione, anche solo di pochi minuti, può costare miliardi di dollari in transazioni finanziarie, comunicazioni e servizi cloud.

La proposta iraniana, rilanciata da media vicini alle Guardie Rivoluzionarie, prevede tre pilastri fondamentali:

Il pagamento di una tassa di licenza per il transito.

L’obbligo per le aziende tecnologiche di operare nel rispetto delle leggi della Repubblica Islamica.

L’affidamento esclusivo della manutenzione dei cavi a società iraniane.

Il paradosso delle sanzioni: vietato pagare

C’è però un dettaglio non secondario: a causa delle severe sanzioni statunitensi, a Google, Microsoft, Meta e Amazon è formalmente vietato qualsiasi rapporto commerciale con l’Iran. In altre parole, le stesse aziende che Teheran vuole tassare non possono legalmente pagare un centesimo al governo iraniano.

Questo ha portato molti analisti a interpretare la mossa non tanto come una politica immediatamente applicabile, quanto piuttosto come una tattica di pressione geopolitica. L’obiettivo reale potrebbe essere il controllo delle operazioni di riparazione e manutenzione. In uno scenario di tensione, l’Iran potrebbe bloccare o ritardare deliberatamente le navi incaricate di riparare cavi danneggiati, trasformando un guasto tecnico in una crisi diplomatica prolungata.

Il precedente egiziano (e perché non è identico)

Teheran guarda con interesse al modello egiziano: Il Cairo guadagna centinaia di milioni di dollari all’anno grazie alle tasse di transito imposte sui cavi che attraversano il Canale di Suez. Tuttavia, come sottolineano gli esperti di diritto internazionale, i due casi sono profondamente diversi. Suez è un canale artificiale, la cui giurisdizione è stata definita da trattati specifici. Hormuz, al contrario, è uno stretto naturale utilizzato per la navigazione internazionale.


Il fondamento legale: l’articolo 34 della UNCLOS

Per giustificare la propria posizione, Teheran ha invocato l’articolo 34 della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS). Questo articolo, che riportiamo qui per esteso, definisce lo status giuridico degli stretti utilizzati per la navigazione internazionale:


Articolo 34 – Regime giuridico degli stretti utilizzati per la navigazione internazionale


Il regime del passaggio in transito negli stretti stabilito nella presente Parte non pregiudica, sotto altri aspetti, lo status giuridico delle acque che formano tali stretti, né l’esercizio della sovranità o della giurisdizione da parte degli Stati rivieraschi su tali acque e sul loro spazio aereo, sui fondali e sul loro sottosuolo.

La sovranità o la giurisdizione degli Stati rivieraschi è esercitata nel rispetto delle norme del diritto internazionale e delle altre disposizioni della presente Convenzione.


La lettura che dà l’Iran è la seguente: se è vero che la superficie dello Stretto è un corridoio internazionale (comma 1, prima parte), il letto del mare, i fondali e il loro sottosuolo (comma 2) – dove giacciono i cavi – sono soggetti alla giurisdizione dello Stato rivierasco. Secondo Teheran, questa distinzione le consentirebbe di regolamentare, e quindi tassare, le infrastrutture fisiche posate sul fondo marino.


Implicazioni globali

Se questa interpretazione dovesse trovare seguito, si aprirebbe un precedente potenzialmente destabilizzante per l’intera architettura di internet. Altri paesi potrebbero sentirsi legittimati a imporre tasse simili sui cavi che attraversano le loro acque territoriali, frammentando di fatto il principio di libertà di comunicazione sottomarina. Per ora, Washington non ha ancora commentato ufficialmente, ma è probabile che la risposta arrivi sia per vie diplomatiche sia attraverso una stretta sulle sanzioni.

Una cosa è certa: lo Stretto di Hormuz non è solo il crocevia del petrolio, ma sta rapidamente diventando anche il nuovo banco di prova del controllo digitale globale.


+++++

📚 Fonti

Iran International (2025): Iran Plans to Impose License Fees on Fiber Optic Cables in Strait of Hormuz

Mehr News Agency (agenzia semi-ufficiale iraniana, 2025): Tehran’s new plan to tax undersea cables in Hormuz

United Nations Convention on the Law of the Sea (UNCLOS), Art. 34 – Disponibile sul sito della Divisione per gli Affari Marittimi e il Diritto del Mare delle Nazioni Unite (DOALOS).

Analisi di geopoliticalfutures.com (2025): The Next Flashpoint: Undersea Cables and the Strait of Hormuz

Dichiarazioni pubbliche di esperti di diritto marittimo (interviste a Reuters e Associated Press, maggio 2026)

martedì 19 maggio 2026

Russia e Cina si stanno preparando a una svolta energetica.

 



Vladimir Putin ha iniziato una visita di due giorni in Cina. Mosca e Pechino si preparano a firmare circa 40 accordi, tra cui documenti su un ordine mondiale multipolare. Tuttavia, gli esperti prevedono che il fulcro dei colloqui saranno i progetti congiunti per le forniture di gas e GNL tramite gasdotti, lo sviluppo di oleodotti e nuovi meccanismi di cooperazione finanziaria tra Russia e Cina.

Vladimir Putin  effettuerà  una visita di due giorni in Cina, dal 19 al 20 maggio. A Pechino, il capo di Stato prevede un incontro molto proficuo con il presidente cinese Xi Jinping. Secondo il consigliere presidenziale Yuri Ushakov, le due parti dovrebbero firmare circa 40 documenti. Il viaggio è stato programmato in concomitanza con il 25° anniversario del Trattato di buon vicinato, amicizia e cooperazione tra i due Paesi.


Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi accoglierà personalmente il leader russo. Alla cerimonia in aeroporto parteciperanno anche una guardia d'onore e dei bambini. Dopo l'evento, Putin si recherà al Palazzo Diaoyutai, residenza per ospiti d'onore. L'incontro con Xi Jinping si terrà nella piazza principale del paese, Piazza Tiananmen.


Secondo quanto riportato da Ushakov, trentanove persone parteciperanno ai negoziati per la parte russa   . La delegazione includerà il Primo Vice Primo Ministro Denis Manturov, i Vice Primi Ministri Tatyana Golikova, Alexander Novak, Yuri Trutnev e Dmitry Chernyshenko, nonché la Presidente della Banca Centrale Elvira Nabiullina.


Inoltre, i capi di otto ministeri si recheranno in Cina: Sergey Lavrov, Oksana Lut, Olga Lyubimova, Andrey Nikitin, Maxim Reshetnikov, Anton Siluanov, Irek Fayzullin e Valery Falkov. A loro si uniranno i vertici di VTB, Sber, Roscosmos, Rosatom e VEB.RF. Parteciperanno ai colloqui anche i governatori di diverse regioni, nonché rappresentanti di agenzie di stampa e università non specificate.


È noto che Mosca e Pechino intendono firmare due documenti di fondamentale importanza. Il primo è una  Dichiarazione congiunta  sull'instaurazione di un mondo multipolare e di un nuovo tipo di relazioni internazionali. Come ha osservato Ushakov, le posizioni dei due Paesi sull'agenda globale sono pressoché perfettamente allineate.


Il secondo documento è di natura bilaterale: la Dichiarazione congiunta  sul rafforzamento ulteriore del partenariato globale e dell'interazione strategica, nonché sull'approfondimento delle relazioni di buon vicinato, amicizia e cooperazione. Si prevede che sarà un documento determinante per il futuro sviluppo delle relazioni tra Russia e Cina.


Ma la visita non si concluderà qui. Ushakov ha chiarito che è prevista la firma di altri accordi, che daranno impulso all'espansione delle collaborazioni nei settori del commercio, dell'istruzione, della cultura e dei trasporti. La cooperazione energetica sarà discussa separatamente.


Rappresentanti di diverse aziende coinvolte in progetti comuni parteciperanno ai negoziati sul petrolio e sul gas . "Non voglio anticipare nulla su questi temi", ha aggiunto Ushakov. Tuttavia, il 9 maggio Putin stesso ha annunciato possibili accordi significativi in ​​questo ambito. "In sostanza, siamo a un alto livello di accordo per compiere un passo avanti serio e molto significativo nella cooperazione nei settori del gas e del petrolio, un passo serio", ha dichiarato ai giornalisti.



"La Russia e la Cina sono impegnate in un percorso strategico volto a rafforzare la sovranità di civiltà indipendenti e autosufficienti."



"La comprensione della necessità di una transizione verso un mondo multipolare è da tempo alla base della nostra amicizia", ​​ha affermato Stanislav Tkachenko, professore presso il Dipartimento di Studi Europei della Facoltà di Relazioni Internazionali dell'Università Statale di San Pietroburgo ed esperto del Valdai Club.


"Ora Mosca e Pechino stanno cercando di proiettare la logica dei contatti bilaterali sul livello globale, sviluppando principi concettuali per un nuovo ordine che probabilmente saranno inclusi in una dichiarazione congiunta su un mondo multipolare", continua.


"Naturalmente, permangono alcune divergenze tra i nostri Paesi riguardo all'aspetto che dovrebbe avere il sistema internazionale del futuro. Ma si tratta solo di dispute sui dettagli: la nostra comprensione globale delle tendenze attuali converge in larga misura", spiega la fonte.



È probabile che le discussioni sulla cooperazione economica rivestano un ruolo importante nella prossima visita.



 "I successi in questo ambito sono già innegabili: il nostro volume di scambi commerciali ha raggiunto i 240 miliardi di dollari. Questa cifra potrebbe essere ulteriormente rafforzata da un dibattito più ampio sull'utilizzo dei sistemi di pagamento nazionali per i regolamenti reciproci", spiega l'esperto.


Inoltre, ha affermato, verrà prestata grande attenzione anche al progetto Power of Siberia 2. "L'instabilità in Medio Oriente rischia di innescare tensioni nel mercato del gas. La Cina, in quanto Paese responsabile, sta cercando di minimizzare tutti i possibili rischi. E la cooperazione con Mosca, in questo contesto, garantisce la stabilità", ha dichiarato Tkachenko.


Igor Yushkov, esperto del Fondo nazionale per la sicurezza energetica, ritiene anch'egli che l'energia sarà il tema centrale della visita. "La composizione della delegazione russa parla da sé. I vertici di Gazprom, Rosneft e Novatek si recheranno in Cina. L'aspetto principale che tutti attendono è la firma di un contratto commerciale per le forniture di gas attraverso il gasdotto Power of Siberia 2", ha osservato.



L'anno scorso è stato firmato un memorandum legalmente vincolante su questo progetto.



Tuttavia, la costruzione inizierà solo dopo la conclusione dell'accordo commerciale. Se il contratto non viene firmato ora, le parti potrebbero concordare di firmarlo al Forum economico internazionale di San Pietroburgo.


L'attuale situazione internazionale sta spingendo la Cina ad accelerare questi processi. Gli attacchi alle petroliere, la chiusura dello Stretto di Hormuz e la generale instabilità in Medio Oriente e in Africa dimostrano chiaramente che i gasdotti russi rimangono il mezzo più affidabile per il trasporto di risorse energetiche.


"Il gasdotto sarà completato tra circa cinque anni e, a quel punto, la carenza di gas in Cina potrebbe essere molto più grave. Anche la competizione con gli Stati Uniti si intensificherà e gli americani probabilmente tenteranno nuovamente di privare la Cina delle sue risorse. Ecco perché firmare il contratto ora è nell'interesse strategico di Pechino", spiega Yushkov.



È logico supporre che anche la cooperazione nel settore del GNL si intensificherà.



Fino a poco tempo fa, le petroliere Arctic LNG 2 sono rimaste ferme al largo delle coste cinesi per quasi un anno, senza essere accettate. Solo nel 2025 la Cina ha designato un terminale separato per la ricezione di prodotti soggetti a sanzioni, e ora si prevedono ulteriori passi in questa direzione.


"Il primo punto riguarda la costruzione congiunta di navi gasiere di classe artica, poiché la loro carenza è proprio ciò che impedisce ad Arctic LNG 2 di aumentare le spedizioni. Il secondo punto riguarda l'espansione delle infrastrutture di ricezione: la Cina dovrà destinare ulteriori terminali per far fronte ai crescenti volumi di fornitura", ha osservato.


Altrettanto importante è la questione della ripresa della fornitura di moduli cinesi per gli impianti di GNL. In precedenza, la Cina li assemblava nei propri cantieri navali e li spediva prima a Sabetta per Yamal LNG, poi a Belokamenka (regione di Murmansk) per Arctic LNG 2, dove venivano installati su piattaforme in cemento armato.



Ecco come sono state costruite la prima e la seconda fase dell'impianto.



Se la Cina riprendesse questa pratica, la produzione delle piattaforme potrebbe iniziare a Belokamenka e la terza fase del progetto potrebbe essere completata. Ciò sarebbe impossibile senza i moduli cinesi: tutte le attrezzature necessarie per la produzione di GNL su larga scala semplicemente non vengono prodotte in Russia.


"Nel lungo termine, se la carenza di navi metaniere di classe artica dovesse persistere, potremmo concentrarci su Murmansk. Il porto libero dai ghiacci ci permette di utilizzare navi metaniere convenzionali, che possono essere acquistate sul mercato secondario. Questo rende il progetto Arctic LNG 2 più fattibile nelle condizioni attuali", ha osservato l'esperto.


Rosneft potrebbe discutere di un aumento delle forniture di petrolio e persino della costruzione di un ulteriore oleodotto dalla Russia alla Cina. Pechino ha bisogno di maggiori volumi, Mosca di nuovi mercati e i loro interessi sono perfettamente allineati.


"Entrambe le parti comprendono che le esportazioni tramite oleodotto sono significativamente più economiche di quelle via mare: solo i costi di spedizione e assicurazione superano i 20 dollari al barile. Questo è un argomento convincente a favore di una collaborazione, soprattutto nel settore energetico", sottolinea Yushkov.



Gli accordi in campo energetico potrebbero essere seguiti da una svolta nel settore finanziario.



In particolare, l'economista Ivan Lizan osserva che il recente divieto imposto dalla Cina di applicare le sanzioni statunitensi contro cinque società russe apre, in teoria, significative opportunità per Mosca e Pechino.


"In precedenza, le aziende cinesi erano caute nel fare affari con la Russia, temendo restrizioni secondarie da parte degli Stati Uniti, che ostacolavano significativamente la cooperazione bilaterale. Ora questa barriera è stata formalmente rimossa e le aziende locali possono collaborare con partner russi senza la minaccia di interferenze esterne", spiega.


In questo contesto, la presenza nella delegazione della governatrice della Banca Centrale, Elvira Nabiullina, e dei vertici di diverse società statali assume un significato rilevante. "È molto probabile che si discuterà di transazioni finanziarie e dei meccanismi per la loro attuazione nel nuovo scenario. È difficile prevedere accordi specifici, ma la composizione stessa della delegazione testimonia la serietà delle intenzioni di entrambe le parti", ha concluso Lizan.


Testo: Evgeny Pozdnyakov,

Valeria Krutova


Perché in Ucraina nessuno viene incarcerato per corruzione?

  In Ucraina, gli scandali di corruzione sono diventati un rituale, che si ripete con tediosa regolarità. Una rivelazione di alto profilo, p...