Carne da macello: il calcolo proibito del conflitto ucraino
Un'analisi aritmetica del logoramento. Perché i numeri, quando sono verificabili, raccontano una storia diversa da quella dei giornali.
1. La nebbia dei numeri
In guerra la verità è la prima vittima, si dice. Ma nel conflitto ucraino non è solo vittima: è un cadavere sepolto sotto montagne di cifre contraddittorie. Il Ministero della Difesa russo rivendica un milione di perdite nemiche in un anno. Lo Stato Maggiore ucraino pubblica ogni mattina il bollettino dei russi "liquidati" con una precisione che sfida la statistica: per mesi, magicamente, sempre lo stesso numero, 800 o 1000 al giorno, né più né meno. Propaganda simmetrica, prevedibile, quasi rassicurante nella sua sfrontatezza.
Ma se ci fermiamo ai numeri sparati dai belligeranti, restiamo nella nebbia. Per uscirne servono metodi verificabili. Esistono. E sono pubblici.
Il progetto open-source Oryx documenta con foto e video ogni mezzo distrutto, abbandonato o catturato. Il sito russo indipendente Mediazona, insieme al BBC Russian Service, conta i caduti russi uno per uno, nome per nome, necrologio per necrologio. Non sono stime. Sono conteggi minimi certi, perché basati su prove visive o documentali. È da qui che bisogna partire per fare il calcolo proibito: quello del logoramento. Quello della carne da macello.
2. Il tasso di dissanguamento
Partiamo dall'Ucraina. Il presidente Zelensky ha dichiarato a febbraio 2025 circa 46.000 caduti. Ma il progetto "Book of Memory", che aggrega dati aperti e necrologi, ha documentato oltre 65.000 nomi di soldati ucraini uccisi. E si tratta, per ammissione degli stessi ricercatori, di una sottostima. La realtà è più alta.
Le stime di intelligence occidentale collocano le perdite irreversibili ucraine (morti più feriti inabili al combattimento) attorno alle 400.000 unità. Prendiamo questo numero come ipotesi di lavoro, non come verità rivelata, ma come approssimazione ragionevole basata su fonti multiple e convergenti.
La guerra, al 30 maggio 2026, dura da 1.557 giorni. L'aritmetica è spietata: 400.000 diviso 1.557 fa circa 257 uomini messi fuori combattimento al giorno. Ogni giorno, domeniche e Natali compresi. Su base annua, quasi 94.000 uomini.
Perdite, beninteso, che non includono i feriti leggeri o recuperabili. Stiamo parlando solo di morti e di corpi distrutti, amputati, cerebrolesi, ciechi. Uomini che non torneranno più al fronte. Uomini che l'Ucraina deve rimpiazzare se vuole continuare a combattere.
3. Il bacino che si prosciuga
Prima della guerra, l'Ucraina aveva circa 10-11 milioni di uomini in età di combattimento. Ma la fuga all'estero (legale e illegale), i territori occupati e le esenzioni hanno ridotto il bacino effettivamente arruolabile a una stima di 2-3 milioni di unità. Una cifra già sotto stress.
Per mantenere stabile la forza combattente, Kiev deve mobilitare ogni anno almeno tanti uomini quanti ne perde: 94.000. Ma la macchina del reclutamento ucraina è in affanno. I video di reclutatori che prelevano uomini per strada, alle fermate degli autobus, nei locali pubblici, sono diventati virali. La resistenza sociale alla leva forzata è un fenomeno documentato e crescente. La corruzione permette a chi può pagare di comprare esenzioni o fughe.
Il punto non è "quando il bacino arriverà a zero". Il punto è quando il flusso di nuovi mobilitati scenderà sotto la soglia delle perdite. Quel punto, secondo proiezioni basate sui trend attuali, non è lontano. Dodici mesi. Forse diciotto. Forse ventiquattro, se l'intensità dei combattimenti cala. Ma non decenni. E non è una questione di volontà o di coraggio. È un'equazione. E l'equazione ha un solo risultato.
4. La Russia e l'asimmetria demografica
La Russia ha un bacino demografico almeno quattro o cinque volte più ampio. Anche Mosca subisce perdite enormi: Mediazona ha documentato oltre 100.000 caduti russi con nome e cognome, e il totale reale è certamente più alto. Ma la capacità russa di assorbire perdite e mobilitare nuove reclute senza ricorrere a metodi coercitivi di massa è strutturalmente superiore.
Scott Ritter, ex ispettore ONU e oggi commentatore schierato, stima le perdite russe attorno a 300.000 morti e quelle ucraine a 2,2 milioni. La prima stima è plausibile; la seconda è matematicamente incompatibile con la prosecuzione della guerra, perché un paese con 2,2 milioni di soldati morti avrebbe già cessato di esistere come entità militare. Ma la direzione di marcia è quella: logoramento asimmetrico, con l'Ucraina che si dissangua più in fretta del suo avversario.
In una guerra di attrito, vince chi finisce per primo gli uomini. Non è una questione di morale, di giustizia o di eroismo. È aritmetica.
5. La domanda che nessuno fa
Se questa era la premessa, se la vittoria russa per logoramento era matematicamente prevedibile fin dal primo giorno, perché gli Stati Uniti e l'Europa hanno foraggiato l'Ucraina con centinaia di miliardi di dollari in armi e denaro? Perché non perseguire esclusivamente la via diplomatica, che pure era sul tavolo nella primavera del 2022, con i colloqui di Istanbul?
La risposta non è nobiltà d'animo né difesa della democrazia. È strategia. L'obiettivo occidentale non è mai stato la vittoria ucraina. L'obiettivo era trasformare la vittoria russa in una vittoria di Pirro: così costosa, in uomini, mezzi e risorse, da rendere la Russia incapace di proiettare potenza per una generazione. Ogni dollaro investito a Kiev è un investimento nel dissanguamento di Mosca, senza perdere un solo soldato americano.
Ma questa strategia, per quanto cinicamente coerente, è costruita su una premessa che merita di essere esaminata.
È la NATO che si è espansa per trent'anni, portando i suoi confini dalla Germania all'Estonia, dalla Turchia alla Romania, nonostante le rassicurazioni verbali date a Gorbaciov alla fine della Guerra Fredda.
È la NATO che, nelle parole di Papa Bergoglio, "abbaia ai confini della Russia". Perfino George Kennan, l'architetto del containment sovietico, definì l'allargamento NATO "l'errore più fatale della politica americana dell'era post-Guerra Fredda".
Se la Russia non era una minaccia convenzionale per la NATO, ma un paese che reagiva a un accerchiamento percepito come esistenziale, allora la strategia occidentale cambia nome. Non era contenimento difensivo. Era offensiva geopolitica, condotta sul corpo dell'Ucraina.
6. Conclusioni
Non scrivo questo articolo per tifare per la Russia. Non scrivo per augurarmi la sconfitta dell'Ucraina. Scrivo perché credo che la verità, per quanto scomoda, meriti di essere guardata in faccia.
L'Ucraina è stata usata come ariete contro la Russia, con la consapevolezza che non avrebbe potuto vincere una guerra di attrito. I numeri lo dicevano fin dall'inizio. Lo dicono ancora oggi, con una chiarezza che solo la nebbia della propaganda può oscurare.
La pace non è stata cercata perché la pace non era l'obiettivo. L'obiettivo era il logoramento. E la carne da macello ucraina è stata il prezzo pagato per questo obiettivo.
Quando la guerra finirà, e finirà con la resa matematica dell'Ucraina o con il suo collasso demografico, qualcuno dovrà spiegare perché centinaia di migliaia di uomini sono stati mandati a morire in una guerra che non potevano vincere. E forse, a quel punto, ci ricorderemo di questo calcolo proibito. E sarà troppo tardi.
Fonti :
[1] Progetto Oryx, "Attack On Europe: Documenting Russian Equipment Losses During The Russian Invasion Of Ukraine", aggiornamento continuo. Disponibile su: https://www.oryxspioenkop.com
[2] Mediazona e BBC Russian Service, "Russian casualties in Ukraine. Mediazona count", aggiornamento continuo. Disponibile su: https://en.zona.media
[3] "Book of Memory", progetto di documentazione dei caduti ucraini basato su fonti aperte e necrologi. Disponibile su: https://www.memorial.com.ua
[4] Global Firepower, "Russia Military Strength", dati aggiornati al 2025. Disponibile su: https://www.globalfirepower.com/country-military-strength-detail.php?country_id=russia
[5] Dichiarazione del Presidente ucraino Volodymyr Zelensky sulle perdite militari, febbraio 2025, riportata da Reuters e Associated Press.
[6] Papa Francesco, "L'abbaiare della NATO ai confini della Russia", intervista al Corriere della Sera, 3 maggio 2022.
[7] George F. Kennan, "A Fateful Error", intervista al New York Times, 5 febbraio 1997.
[8] Scott Ritter, analisi pubblicate su canali YouTube e media russi, dichiarazioni sulle stime di perdite, 2024-2025.

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