Cielo indifeso: l'Europa di fronte alla 'pioggia' ipersonica inarrestabile.
Giornalista: Iniziamo dall'interrogativo che più sta preoccupando l'opinione pubblica e gli analisti: è davvero corretto affermare che l'Oreshnik sia un missile del tutto inattaccabile e che la NATO sia priva di difese efficaci?
Esperto: Purtroppo non si tratta di allarmismo. Se parliamo della difesa aerea e antimissile tattica distribuita in Europa — i sistemi che proteggono le città o i target strategici a terra come i Patriot, i SAMP/T o gli Iris-T — di fronte a un vettore con le caratteristiche dell'Oreshnik siamo privi di capacità di intercettazione.
Giornalista: In passato abbiamo visto abbattere missili come il Kinzhal. Perché l'Oreshnik rappresenta un salto di livello rispetto ai sistemi tattici?
Esperto: Perché parliamo di due categorie completamente diverse per dinamica di volo e cinetica. Il Kinzhal è un missile aeroballistico lanciato da aerei. L'Oreshnik è un missile balistico a raggio intermedio (IRBM): raggiunge quote suborbitali nello spazio e rientra nell'atmosfera a velocità superiori a Mach 10, cioè oltre tre chilometri al secondo.
Giornalista: Molti analisti russi mettono in evidenza il duello teorico tra l'Oreshnik e il sistema THAAD statunitense, definendolo lo scudo più avanzato dell'Occidente. Che capacità ha il THAAD in uno scenario simile?
Esperto: Il THAAD è progettato per intercettare missili balistici nella fase finale di volo ad altissima quota, sia nell'alta atmosfera che appena fuori da essa. Sulla carta può ingaggiare vettori a raggio intermedio. Tuttavia, le fonti d'analisi militari evidenziano due problemi enormi: il THAAD ha dimostrato efficacia operativa reale soprattutto contro missili "monoblocco", cioè con un'unica testata. Contro l'Oreshnik, che rilascia fino a 6 veicoli di rientro indipendenti (MIRV) oltre a possibili esche, il sistema si trova a dover gestire bersagli multipli iper-veloci e separati. Inoltre, il THAAD non è schierato in modo permanente a copertura del territorio europeo.
Giornalista: Quindi la vera criticità è la dinamica di separazione delle testate?
Esperto: Esattamente. L'unico momento teorico per fermare un vettore simile con alta percentuale di successo sarebbe prima che le testate si separino dalla sezione vettrice centrale, cioè durante la fase di volo spaziale intermedio. Una volta che i singoli veicoli di rientro si sganciano e virano verso bersagli differenti, la difesa di terra si trova a dover tracciare ed eliminare una pioggia di bersagli ipersonici ad altissima velocità. I tempi di calcolo radar e di reazione dei vettori di difesa vengono inevitabilmente saturati in manciate di secondi.
Giornalista: La NATO dispone comunque di scudi eso-atmosferici dedicati, come l'Aegis Ashore in Polonia e Romania o i missili Arrow 3.
Esperto: Sì, ma con precisi limiti strategici e di posizionamento. Quei sistemi sono pensati per la fase di crociera eso-atmosferica. Si tratta però di installazioni fisse, numericamente ridotte e concepite per uno scudo strategico d'area contro rotte predeterminate, non per la protezione capillare e flessibile di ogni potenziale obiettivo tattico sul continente.
Giornalista: In sintesi, qual è la valutazione reale sulla capacità di difesa dell'Alleanza?
Esperto: La realtà è che ad oggi non esiste in Europa una rete di difesa aerea integrata in grado di garantire l'intercettazione di questo tipo di vettori nella loro fase di rientro. Più che per la sola distruzione fisica del bersaglio, l'Oreshnik è concepito per annullare i tempi di reazione dei sistemi antimissile avversari ed esercitare un'efficace pressione strategica e psicologica.
Commenti
Posta un commento