Sanzioni USA contro il giudice Nicolas Guillou: cosa prevedono e perché coinvolgono anche Thierry Breton

 



22 febbraio 2026

Le sanzioni statunitensi contro il giudice francese della Corte Penale Internazionale (CPI) Nicolas Guillou hanno aperto un nuovo fronte di tensione tra Washington e l’Unione Europea. Il caso, rilanciato dalla stampa russa e ripreso in Europa, è diventato oggetto di un intervento diretto del presidente francese Emmanuel Macron, che ha scritto al presidente statunitense Donald Trump chiedendo la revoca delle misure.

Secondo quanto riportato, le sanzioni sono state imposte dopo che Guillou — nell’ambito delle sue funzioni presso la Corte penale internazionale — ha autorizzato mandati di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav Gallant, in relazione alle operazioni militari nella Striscia di Gaza.

Ma le misure adottate da Washington non riguardano solo Guillou. Le stesse restrizioni risultano applicate anche all’ex commissario europeo e già ministro francese Thierry Breton, anch’egli inserito nel quadro delle sanzioni statunitensi legate alle attività della CPI. Se le misure sono identiche — come indicano le fonti diplomatiche — si tratta di un pacchetto standard previsto dall’ordinamento sanzionatorio USA.


Il quadro giuridico: l’ordine esecutivo statunitense

Le sanzioni sono state adottate tramite un ordine esecutivo dell’amministrazione Trump (Executive Order 14203), che consente di colpire funzionari della CPI ritenuti responsabili di azioni considerate contrarie agli interessi strategici degli Stati Uniti e dei loro alleati.

L’attuazione tecnica è affidata all’Office of Foreign Assets Control (OFAC), organismo del Dipartimento del Tesoro che gestisce la cosiddetta SDN List (Specially Designated Nationals and Blocked Persons List).


Le misure nel dettaglio

Se, come indicato, le sanzioni applicate a Guillou e Breton sono le stesse, esse comprendono:

1. Inserimento nella SDN List

L’inclusione nella lista OFAC comporta:

  • congelamento di tutti i beni e interessi presenti negli Stati Uniti;

  • blocco automatico di qualsiasi proprietà sotto giurisdizione USA;

  • divieto per soggetti statunitensi di intrattenere rapporti economici con la persona designata.

2. Divieto di ingresso negli Stati Uniti

Entrambi risultano soggetti a interdizione dal territorio statunitense, sia per viaggi ufficiali sia privati.

3. Divieto di transazioni in dollari

Poiché il sistema finanziario internazionale utilizza il dollaro come valuta dominante, il divieto di transazioni con soggetti USA si traduce spesso in:

  • impossibilità di effettuare pagamenti in dollari;

  • blocco di operazioni bancarie che transitano attraverso istituti americani;

  • rifiuto di servizi da parte di banche internazionali esposte al mercato statunitense.

4. Effetti extraterritoriali

Sebbene formalmente limitate alla giurisdizione USA, le sanzioni producono effetti globali:

  • sospensione o chiusura di conti bancari;

  • blocco di carte di pagamento (circuiti Visa, Mastercard, American Express);

  • interruzione di servizi digitali forniti da società statunitensi o con sede negli USA (cloud, e-commerce, piattaforme di pagamento).

In pratica, la designazione nella SDN List può comportare una significativa esclusione dall’economia digitale globale.


Impatto politico e diplomatico

L’Unione Europea ha definito le misure un attacco all’indipendenza della giustizia internazionale. In Francia, Macron ha sollecitato formalmente una revisione del provvedimento, sottolineando che sanzionare un giudice per decisioni adottate nell’esercizio delle sue funzioni crea un precedente delicato nei rapporti tra poteri esecutivi e giurisdizioni internazionali.

Nel caso di Breton, l’impatto è anche simbolico: si tratta di un ex membro della Commissione europea, figura di primo piano nella regolazione del mercato digitale europeo. L’estensione delle sanzioni a una personalità politica di tale livello accentua la dimensione diplomatica del confronto.


Una questione sistemica

Il caso Guillou–Breton mette in evidenza una dinamica ormai consolidata: le sanzioni statunitensi, pur essendo strumenti amministrativi nazionali, hanno effetti sistemici a livello globale per via della centralità del dollaro e delle infrastrutture finanziarie americane.

La vicenda solleva interrogativi su:

  • l’indipendenza dei giudici internazionali;

  • la portata extraterritoriale del diritto sanzionatorio USA;

  • la capacità dell’UE di proteggere i propri cittadini tramite lo “statuto di blocco” europeo.


Conclusione

Le sanzioni contro Nicolas Guillou — estese, secondo le stesse modalità, anche a Thierry Breton — non si limitano a un gesto politico simbolico. Si tratta di un pacchetto di misure finanziarie e amministrative che comporta congelamento di beni, divieti di transazione, esclusione dal sistema bancario in dollari e interdizione dal territorio statunitense.

Più che una semplice ritorsione diplomatica, rappresentano uno strumento di pressione capace di incidere concretamente sulla vita professionale e personale dei soggetti colpiti, con implicazioni che travalicano i confini nazionali.


Fonti

  • Vz.ru, 22 febbraio 2026

  • U.S. Department of the Treasury – Office of Foreign Assets Control (OFAC), comunicati ufficiali su SDN List

  • U.S. Department of State, dichiarazioni sulle sanzioni relative alla CPI

  • Euronews (edizione europea), reportage sugli effetti delle sanzioni su giudici CPI

  • ANSA, dichiarazioni su richiesta francese di attivazione dello statuto di blocco europeo

  • Verfassungsblog, analisi giuridica sulle sanzioni USA contro funzionari della CPI

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