LA PRIGIONE DELLA MENZOGNA: PERCHÉ ALBERTO STASI NON CONFESSERÀ MAI (E COME IL TEMPO STA DIVORANDO LA SUA MENTE)
C’è una condanna che nessuna perizia della Cassazione e nessun verdetto della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo potranno mai quantificare in anni o mesi. È la pena invisibile che sconta chi sceglie di vivere immerso in una bugia monumentale. Alberto Stasi, oggi ammesso all'affidamento in prova, continua a recitare la parte dell’innocente perseguitato, l'algido e colto ragazzo della Bocconi travolto da un errore giudiziario. Ma la psicologia forense e la criminologia ci insegnano che la mancanza di una confessione, quando i fatti e le sentenze hanno stabilito la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio, non è un atto di forza: è l'inizio di un inesorabile suicidio psichico. Per capire cosa stia succedendo oggi nella mente di chi ha massacrato Chiara Poggi diciannove anni fa, bisogna scavare dietro la maschera del "bravo ragazzo" e guardare dentro l'abisso della sua struttura mentale. L'illusione del controllo: dai 10.000 file nel PC al delitto La ...