L’Aggressione USA-Israele contro l’Iran: una violazione lampante del diritto internazionale

 


Dal massacro della famiglia Khamenei al bombardamento illegale: perché gli attacchi del 2025-2026 ignorano la Carta ONU e il TNP.

Introduzione

Il 28 febbraio 2026, il primo giorno dell’escalation militare congiunta USA-Israele contro l’Iran (operazioni denominate “Epic Fury” e simili), un attacco aereo ha colpito il compound della Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei a Teheran. Khamenei è stato ucciso, insieme a numerosi familiari stretti: la figlia, il genero, la nuora, e una nipotina di pochi anni, tra gli altri parenti. L’unico sopravvissuto tra i familiari immediati è stato il figlio Mojtaba Khamenei, che – ferito ma vivo – è stato successivamente nominato nuova Guida Suprema dall’Assemblea degli Esperti.  Washington e Tel Aviv hanno giustificato l’operazione come “preventiva” per bloccare il programma nucleare iraniano e degradare la leadership. Ma dal punto di vista del diritto internazionale, questi attacchi – culminati in una campagna prolungata – rappresentano una chiara aggressione illegale, in violazione della Carta delle Nazioni Unite e delle norme consuetudinarie sull’uso della forza.

Il divieto assoluto di uso della forza

L’art. 2 par. 4 della Carta ONU proibisce “la minaccia o l’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato”. È una norma imperativa (jus cogens), da cui non si può derogare.Gli attacchi USA-Israele non hanno ricevuto autorizzazione dal Consiglio di Sicurezza ONU – l’unico organo legittimato a approvare l’uso della forza in assenza di autodifesa. Nessuna risoluzione ha mai dato il via libera a un’azione militare contro l’Iran per il suo programma nucleare.

La legittima difesa? Non esiste in questo caso

USA e Israele hanno invocato l’art. 51 della Carta ONU (diritto inerente alla legittima difesa in caso di “attacco armato”). Ma manca l’elemento fondamentale: non c’è stato alcun attacco armato in corso o imminente dall’Iran contro gli USA o Israele al momento degli strikes del 28 febbraio e successivi.L’Iran non ha lanciato attacchi diretti sul territorio USA (a oltre 11.000 km di distanza) né su Israele immediatamente prima.  

Le preoccupazioni per l’arricchimento dell’uranio (fino al 60%) e lo stockpile rappresentano una minaccia potenziale, non un attacco armato attuale.  

La Corte Internazionale di Giustizia e la dottrina prevalente escludono l’“autodifesa preventiva” contro minacce future non imminenti (parere sulle armi nucleari del 1996).

Si tratta di un’azione preventiva (o di regime change), non preemptive nel senso accettato dal diritto internazionale. Il Segretario Generale ONU António Guterres ha definito gli attacchi una “grave minaccia alla pace internazionale” e una violazione della Carta ONU.Il meccanismo del TNP e dell’AIEA: il processo formale passo per passo

L’Iran è firmatario del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP) dal 1970 come Stato non nucleare. In caso di sospette violazioni (es. deviazione di materiali per usi militari, superamento limiti di arricchimento, limitazioni alle ispezioni), il percorso previsto è multilaterale e graduale:Ispezioni e rapporti AIEA

L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) effettua verifiche periodiche. Se rileva irregolarità o non cooperazione, emette rapporti tecnici e richiami pubblici allo Stato.

Pressioni diplomatiche internazionali

La comunità internazionale (tramite AIEA, UE, gruppi come E3+3) esercita pressioni: negoziati, richieste di trasparenza, minacce di sanzioni.

Rinvio al Consiglio di Sicurezza ONU

Se le violazioni sono gravi e minacciano la pace, l’AIEA riferisce all’UNSC. Il Consiglio può adottare risoluzioni sotto Capitolo VII.

Sanzioni e misure  Sanzioni economiche mirate (embarghi su tecnologie nucleari, congelamento asset, restrizioni finanziarie).  

Interdizione al traffico illecito di materiali nucleari.

Uso della forza (solo in casi estremi)

Solo se autorizzato esplicitamente dall’UNSC con risoluzione specifica. Non esiste norma TNP o AIEA che permetta attacchi armati unilaterali.

Nel caso iraniano, questo meccanismo è stato applicato per anni: rapporti AIEA dal 2019 sui superamenti JCPOA, sanzioni UNSC (2006-2010), snapback 2025. Ma nel 2025-2026 è stato completamente bypassato: USA e Israele hanno optato per attacchi militari diretti senza attendere nuove risoluzioni UNSC o esaurire la via diplomatica/AIEA, ignorando il quadro multilaterale del TNP.

Conclusioni: un precedente pericoloso per l’ordine mondiale

L’aggressione del 28 febbraio 2026 – che ha incluso l’uccisione della Guida Suprema e della sua famiglia, inclusa una nipotina bambina – non solo viola il divieto di uso della forza, ma mina le basi del diritto internazionale post-1945. Se Stati potenti possono bombardare un Paese sovrano per prevenire minacce ipotetiche, senza passare per l’ONU, il sistema multilaterale collassa.La comunità internazionale dovrebbe:  condannare l’illegalità degli attacchi;  

imporre un cessate il fuoco immediato;  

rilanciare negoziati veri sul nucleare iraniano.


Altrimenti, rischiamo un’era di “legge del più forte” camuffata da “sicurezza preventiva”.


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(Fonti principali: rapporti AIEA 2025-2026, dichiarazioni ONU Guterres, media iraniani Fars/Mehr/Tasnim, Reuters, AP, BBC, Al Jazeera, analisi giuridiche su EJIL: Talk! e Just Security. Data: marzo 2026)




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