L'Irlanda approva una legge che vieta di importare prodotti dagli insediamenti israeliani? - Dite al governo sionista italiano che si può fare!!

 



Il Parlamento irlandese (la Dáil) ha formalmente approvato il disegno di legge denominato Occupied Territories Bill (Israeli Settlements - Prohibition of Importation of Goods Bill).

Dal punto di vista del diritto oggettivo, il testo legislativo stabilisce quanto segue:

  • Oggetto del divieto: Viene introdotto il divieto assoluto di importazione e commercializzazione all'interno della Repubblica d'Irlanda di beni e merci prodotti, anche parzialmente, negli insediamenti israeliani situati nei Territori Palestinesi Occupati (Cisgiordania), ritenuti illegali ai sensi del diritto internazionale.

  • Profili penali: La violazione di tale divieto si configura come un reato ai sensi del codice doganale nazionale (Customs Act).

  • Fondamento giuridico: La spinta decisiva per l'approvazione è derivata dal parere consultivo emesso a luglio 2024 dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG), il quale ha sancito l'illegalità della presenza israeliana nei territori occupati e l'obbligo per gli Stati terzi di non prestare assistenza economica o commerciale che possa consolidare tale situazione.

L'esclusione dei servizi e le critiche giuridiche

Il testo finale approvato presenta una limitazione tecnica rispetto alla versione originaria proposta nel 2018: il divieto si applica esclusivamente ai beni fisici (merci) ed esclude i servizi.

Questa scelta ha sollevato forti dibattiti e rilievi critici da parte di esperti di diritto e organizzazioni per i diritti umani (tra cui la stessa Commissione irlandese per i diritti umani e l'uguaglianza - IHREC), in quanto:

  1. I servizi (tecnologia, IT, turismo, piattaforme digitali) rappresentano circa il 70% dell'interscambio commerciale complessivo tra l'Irlanda e quell'area.

  2. Escludendoli, la normativa nazionale realizza solo una conformità parziale rispetto all'obbligo imposto dalla CIG, che non operava distinzioni tra merci e servizi.

Il governo irlandese ha giustificato giuridicamente questa parzialità adducendo la necessità di evitare conflitti insanabili con le competenze commerciali esclusive dell'Unione Europea, impegnandosi contestualmente a promuovere un'estensione del blocco ai servizi a livello comunitario.

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