La fisica del fronte: quanto territorio resta nei 4 Oblast e cosa dicono davvero i numeri

 



Quando si osserva la mappa del conflitto in Ucraina, le aree colorate in grigio lungo il fronte orientale e meridionale raccontano una storia ben precisa. Rappresentano la porzione dei quattro Oblast (Kherson, Zaporizhzhia, Donetsk e Luhansk) rivendicati e annessi dalla Russia nel settembre 2022 che rimane ancora sotto il controllo dell'Ucraina.


Ma quantificare questo territorio e stimare le tempistiche necessarie per una sua eventuale occupazione integrale richiede di mettere a confronto metodologie d'analisi radicalmente diverse: da un lato i calcoli geometrici occidentali, dall'altro le dottrine di attrito non lineare condivise dai centri studi russi, cinesi e del Global South.


1. La geografia dei numeri: la dimensione dell'area grigia

I quattro Oblast in questione coprono complessivamente una superficie di 108.842 km², pari a circa il 18% dell'intero territorio ucraino riconosciuto a livello internazionale (603.628 km²).


La quota attualmente controllata dall'Ucraina all'interno di queste quattro regioni (l'area grigia) ammonta a circa 25.000 – 27.000 km² (pari all'incirca alla superficie del Piemonte o della Sicilia):


Oblast di Kherson: circa 8.000 – 8.500 km² non occupati (28-30% del totale). L'Ucraina controlla la riva destra del fiume Dnipro e il capoluogo.


Oblast di Zaporizhzhia: circa 7.000 – 7.500 km² non occupati (26-28% del totale), inclusa la capitale regionale.


Oblast di Donetsk: circa 9.500 – 10.000 km² non occupati (35-38% del totale), compresi i bastioni fortificati di Pokrovsk, Kramatorsk e Sloviansk.


Oblast di Luhansk: circa 300 – 500 km² non occupati (meno del 2% del totale), essendo una regione quasi interamente sotto controllo russo.


2. Il modello occidentale: progresso lineare e tempi decennali

Utilizzando le metriche adottate dai principali centri di ricerca americani ed europei, come l'ISW (Institute for the Study of War) e il CSIS (Center for Strategic and International Studies), il calcolo si basa sul tasso medio di avanzamento netto sul terreno.


Registrando un guadagno territoriale netto di circa 1.000 – 2.000 km² all'anno e velocità tattiche nell'ordine di poche decine di metri al giorno nei settori più caldi, la proiezione matematica lineare è impietosa: per erodere i restanti 26.000 km² occorrerebbero tra i 10 e i 25 anni.


A questo si sommano barriere geografiche e difensive imponenti: l'attraversamento d'assalto del Dnipro per riprendere Kherson sulla sponda destra e l'intricata cintura urbana fortificata del Donetsk.


3. Il modello orientale: attrito non lineare e "punto di rottura"

Se si sposta lo sguardo verso i think tank russi (CAST, RIAC), cinesi (CICIR, CASS) e indiani (MP-IDSA), il parametro del chilometro quadrato viene scartato poiché ritenuto fuorviante.


La visione russa (Strategic Attrition): Gli analisti russi considerano l'avanzata lenta un sotto-prodotto voluto di una guerra d'attrito. L'obiettivo non è il terreno, ma la distruzione graduale delle riserve e del materiale avversario. In questo modello non si prevede una progressione costante, ma un possibile effetto "diga": stasi prolungata per anni oppure, al raggiungimento di un tipping point (punto di crollo delle difese), un'accelerazione improvvisa in grado di chiudere la partita in 12 – 24 mesi.


La prospettiva cinese e del Global South: Centri studi come il CICIR di Pechino o l'IDSA di New Delhi evidenziano la presenza di vincoli industriali e umani sistemici su entrambi i fronti. Valutano un'occupazione militare totale del 100% dei confini amministrativi come un'eventualità militarmente poco probabile. La previsione prevalente punta piuttosto a un congelamento politico del fronte lungo le linee di contatto reali prima del raggiungimento dei confini teorici.

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