"90 Miliardi per il regime di Kiev: l'UE li prende dai russi, ma senza un mandato ONU. E il diritto di proprietà? Un dettaglio."

 



L’Unione Europea ha approvato un prestito da 90 miliardi di euro per l’Ucraina. I soldi, tecnicamente, non sono europei: sono i proventi degli asset della Banca Centrale Russa congelati a Bruxelles. Peccato che il Consiglio di Sicurezza ONU non abbia mai detto sì, e che la proprietà privata, secondo il diritto internazionale, sia ancora una cosa seria.


Bruxelles, 26 maggio 2026 – L’UE ha fatto centro: 90 miliardi di euro per sostenere il regime di Kiev. Il meccanismo è ingegnoso, almeno sulla carta. I soldi arrivano dai profitti straordinari generati dai 210 miliardi di euro di asset della Banca Centrale Russa congelati in Europa sin dal 2022. Mossa perfetta: si aiuta l’Ucraina senza toccare un euro dei bilanci nazionali, e senza dover chiedere il permesso ai contribuenti europei.


C’è solo un piccolo problema, anzi, tre.


1. L’Art. 41 della Carta ONU: il Consiglio di Sicurezza doveva autorizzare

Le sanzioni economiche "serie" – come il congelamento di asset sovrani – rientrano nell’ambito del Cap. VII della Carta delle Nazioni Unite. L’Articolo 41 è chiarissimo:


"Il Consiglio di Sicurezza può decidere quali misure, non implicanti l’uso della forza armata, debbano essere adottate per dare esecuzione alle sue decisioni." [1]


Il soggetto che decide è il Consiglio di Sicurezza, non gli Stati Uniti, non la NATO, non l’Unione Europea. E il Consiglio di Sicurezza non ha mai autorizzato il congelamento degli asset russi. Per ovvie ragioni: la Russia ha il diritto di veto, e nel 2022 qualsiasi risoluzione in tal senso era destinata a essere respinta o, nella migliore delle ipotesi, a raccogliere astensioni (Cina e India su tutte) [2].


L’UE, quindi, ha agito in assenza di una base ONU. La scusa ufficiale? Il diritto internazionale consuetudinario delle contromisure (countermeasures): uno Stato danneggiato può reagire a un illecito anche senza il via libera dell’ONU. Il problema è che le contromisure classiche sono individuali (lo Stato che subisce il torto reagisce), mentre qui l’UE non è direttamente danneggiata dall’aggressione all’Ucraina. La dottrina delle "contromisure collettive" è controversa e lungi dall’essere universalmente accettata [3].


2. La proprietà privata? Roba da Terzo Mondo

Il secondo dettaglio, ancora più imbarazzante, riguarda la proprietà. I 210 miliardi di euro congelati non sono dell’UE. Non sono di Euroclear (il depositario belga che li custodisce). Sono della Banca Centrale Russa. Punto.


Euroclear non ha alcuna giurisdizione su quei soldi, esattamente come la tua banca non ha giurisdizione sui contanti che tieni nel conto corrente. Il diritto internazionale, sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sulle immunità giurisdizionali degli Stati e dei loro beni (2004), protegge i beni sovrani da espropri e aggressioni finanziarie da parte di altri Stati [4].


L’UE lo sa benissimo. Per questo non ha mai osato la confisca diretta del capitale (sarebbe una violazione palese). Ha escogitato un trucco: preleva solo i "profitti straordinari" generati da quei soldi mentre giacciono congelati. E con quei profitti (90 miliardi, appunto) finanzia il prestito a Kiev.


La differenza è sottile ma fondamentale: tecnicamente non si tocca il capitale russo, quindi non si configura un esproprio. Peccato che per la Russia, per la Cina e per mezzo mondo, la differenza sia puramente accademica. I soldi, comunque, sono stati usati contro di loro.


3. Euroclear trema: 250 miliardi di dollari di causa

L’ultimo dettaglio, che nessuno racconta, è che Euroclear – il gigante belga del deposito titoli – è nel mirino di Mosca. Un tribunale russo ha già condannato la società a pagare circa 250 miliardi di dollari alla Banca Centrale Russa per il congelamento illecito degli asset [5].


Euroclear, ovviamente, non riconosce la giurisdizione del tribunale di Mosca. Ma si trova in una posizione imbarazzante: ha uffici, conti correnti e personale in Russia. E se la Russia decidesse di eseguire la sentenza, potrebbe sequestrare tutto ciò che Euroclear possiede sul proprio territorio. Per questo, pur rifiutando la giurisdizione, Euroclear ha fatto appello: non per riconoscere il giudice russo, ma per non perdere i propri beni in Russia mentre il contenzioso internazionale va avanti [6].


Conclusione: Benvenuti nel Far West giuridico

L’UE ha inventato un nuovo strumento finanziario: il prestito garantito da soldi altrui senza mandato ONU. I 90 miliardi arriveranno a Kiev, questo è certo. Ma il costo, in termini di diritto internazionale, è altissimo.


Per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda, un blocco di paesi occidentali ha deciso che si può congelare e utilizzare la proprietà sovrana di un altro Stato senza una delibera del Consiglio di Sicurezza. L’argomento delle "contromisure collettive contro l’aggressione" può anche reggere in un’aula di tribunale europeo, ma difficilmente convincerà Pechino, Nuova Delhi o Riyadh.


E questi ultimi, guarda caso, stanno già prendendo appunti.


Fonti


[1] Carta delle Nazioni Unite, Art. 41.

[2] Risoluzione ONU ES-11/1 (2 marzo 2022) – condanna dell’aggressione russa, ma senza autorizzazione di sanzioni economiche vincolanti ai sensi del Cap. VII. Il Consiglio di Sicurezza non ha mai votato sanzioni contro la Russia per via del veto russo.

[3] Draft Articles on Responsibility of States for Internationally Wrongful Acts (2001), CDI, Art. 54 (contromisure nell’interesse collettivo). La disposizione è controversa e non riflette il diritto internazionale consuetudinario consolidato.

[4] United Nations Convention on Jurisdictional Immunities of States and Their Property (2004), Art. 19.

[5] Tribunale di Mosca, sentenza del 15 maggio 2026 – causa della Banca Centrale Russa contro Euroclear Bank SA/NV.

[6] Euroclear, comunicato stampa del 19 maggio 2026: "Euroclear to appeal Russian court ruling; does not recognize jurisdiction."

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