Strage di Minab: Bomba israeliana su una scuola elementare uccide oltre 160 bambine nel sud dell'Iran

 



L'attacco, avvenuto il 28 febbraio 2026, ha colpito l'istituto "Shajare Tayyebeh" mentre le studentesse erano ancora in classe. Teheran accusa Stati Uniti e Israele di crimine di guerra. La comunità internazionale condanna, mentre Washington e Tel Aviv negano la responsabilità diretta.

La guerra in Medio Oriente ha raggiunto una nuova, terrificante soglia di orrore. Venerdì 28 febbraio 2026, un attacco aereo attribuito a Israele ha raso al suolo la scuola elementare femminile "Shajare Tayyebeh" nella città di Minab, provincia di Hormozgan, nel sud dell'Iran. Il bilancio provvisorio, destinato purtroppo a rimanere scolpito nella memoria collettiva come uno dei più gravi massacri di civili del conflitto, parla di almeno 165 vittime, nella stragrande maggioranza bambine tra i 6 e i 12 anni.


Secondo le ricostruzioni fornite dalle autorità iraniane e dai soccorritori della Mezzaluna Rossa, l'istituto scolastico è stato centrato in tarda mattinata. Le sirene d'allarme avevano portato alla chiusura anticipata della scuola, ma l'intervallo di tempo tra l'allerta e l'esplosione è stato talmente breve che molte famiglie non avevano ancora potuto raggiungere l'edificio per portare in salvo le proprie figlie. All'interno, al momento dell'impatto, si trovavano ancora circa 170 studentesse.


Le immagini giunte da Minab mostrano una scena apocalittica: l'edificio è parzialmente crollato, tra le macerie si intravedono banchi rovesciati, quaderni e zainetti colorati. I soccorritori, aiutati dagli abitanti del quartiere, hanno lavorato per ore a mani nude, sollevando calcinacci nel tentativo disperato di trovare sopravvissuti. In molti casi, però, non c'era già più nulla da fare. Decine di madri sono state riprese mentre gridavano il nome delle loro figlie, in preda a una disperazione incommensurabile.


L'accusa dell'Iran e il silenzio (negato) di Israele

La reazione di Teheran è stata immediata e durissima. Il governo iraniano ha attribuito la responsabilità del massacro a Stati Uniti e Israele, definendo l'accaduto un "crimine di guerra" e un "atto di terrore di Stato". L'ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite ha inviato una lettera di protesta formale al Consiglio di Sicurezza, denunciando l'uccisione di oltre 100 bambini e chiedendo una condanna internazionale inequivocabile.


Sul fronte opposto, le reazioni sono state più caute e sfumate. Sia il governo israeliano che quello statunitense hanno inizialmente dichiarato di non essere a conoscenza di un attacco specifico contro una scuola. Il portavoce delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) ha ribadito che l'esercito opera con "estrema precisione" e che tutti gli obiettivi sono "militari e legittimi". Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha fatto sapere di essere al corrente delle segnalazioni di "danni collaterali" e di aver avviato un'indagine interna per fare chiarezza sull'accaduto.


Una scuola nel mirino: obiettivo militare o crimine di guerra?

La vicenda si complica ulteriormente se si analizza il contesto geografico in cui è avvenuta la strage. Secondo verifiche indipendenti condotte da organizzazioni come Hengaw e analisi satellitari, la scuola "Shajare Tayyyeh" si trovava in prossimità di una base navale del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). Questo dettaglio, se confermato, apre lo scenario giuridico più spinoso: da un lato, la presenza di installazioni militari in aree densamente popolate viola le convenzioni internazionali che impongono la protezione dei civili; dall'altro, il diritto internazionale umanitario vieta attacchi sproporzionati che causano perdite di vite civili, anche se l'obiettivo primario è militare.


Colpire una scuola in orario di lezione, uccidendo oltre 160 bambine, appare difficilmente giustificabile sotto il profilo della proporzionalità. L'UNESCO, in una nota, ha definito l'attacco una "grave violazione" del diritto internazionale, sottolineando che "le aule devono essere luoghi di pace, non campi di battaglia". Anche Malala Yousafzai, premio Nobel per la pace e simbolo mondiale della lotta per l'istruzione femminile, ha espresso sgomento e condanna, chiedendo giustizia per le piccole vittime e per le loro famiglie.


Un massacro che segna una svolta

La strage di Minab rischia di diventare un punto di non ritorno nel conflitto in corso. Mentre l'Iran proclama tre giorni di lutto nazionale e promette vendetta, la comunità internazionale è chiamata a prendere posizione. Al di là delle diverse ricostruzioni e delle reciproche accuse, un dato rimane certo e incontrovertibile: oltre 160 bambine sono morte sotto le macerie della loro scuola. Un prezzo che nessuna guerra dovrebbe mai permettere che venga pagato.


Fonti

Ansa - "Guerra in Medio Oriente: attacco israeliano contro una scuola iraniana, oltre 100 bambini uccisi" (28 febbraio 2026)


Agenzia Nova - "Medio Oriente: attacco israeliano contro una scuola iraniana, almeno 148 vittime. Teheran: 'Crimine di guerra USA-Israele'" (28 febbraio 2026)


La Repubblica - "Guerra in Medio Oriente, l'attacco israeliano contro la scuola elementare iraniana: 'Oltre 100 bambini uccisi'" (28 febbraio 2026)


Rai News - "Medio Oriente, Israele colpisce una scuola in Iran: 'Uccisi 100 bambini'" (28 febbraio 2026)


Hengaw - Verifiche indipendenti sulla prossimità della scuola a installazioni militari (1 marzo 2026)


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